Summit per la democrazia, Sisci: "Cina rischia effetto boomerang"

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"Una prima organizzazione globale su base ideologica contro la Cina", la cui posizione sulla "democrazia non riesce a essere convincente" e rischia "l'effetto boomerang". Il sinologo Francesco Sisci parla così con l'Adnkronos alla vigilia del 'Summit per la democrazia' convocato da Joe Biden per domani e venerdì, dove il gigante asiatico "è il convitato di pietra", escluso a differenza di Taiwan. Un vertice che si inserisce in un clima di tensioni tra Cina e Stati Uniti, in una "fase pessima" dopo l'annuncio dell'Amministrazione Biden del boicottaggio politico di Pechino 2022.

In risposta al summit, sabato scorso, il Consiglio di stato cinese ha diffuso il 'Libro bianco' intitolato "Cina: Democrazia che funziona". Ovvero, la "democrazia" secondo Pechino, una raccolta di interpretazioni del Partito comunista cinese, un documento in cui si sottolinea come "non esista un modello fisso di democrazia", che non è un "brevetto".

"La posizione cinese ha una serie di aperture molto interessanti", è un "passo in avanti" perché "la Cina ammette che c'è un problema di democrazia che va affrontato", ma ci sono anche "una serie di cortocircuiti logici per cui la posizione cinese non riesce a essere convincente e anzi - dice il sinologo - rischia l'effetto boomerang". Mentre gli Usa considerano il 'Libro bianco' "semplicemente una questione di propaganda". "Per l'America - incalza - questa apertura cinese è troppo poco o arriva troppo tardi" e "l'America si aspetta dalla Cina molto di più e in fretta".

Il punto, rileva, è che "i cinesi dicono che la democrazia è un diritto, ma non è un brevetto" e sarebbe una posizione con "una logica perfetta se questo diritto che i cinesi chiedono all'America venisse applicato dal governo di Pechino all'interno" dei confini della Repubblica Popolare. "Non si può chiedere all'America il diritto alla democrazia e poi negarlo all'interno della Cina - insiste - C'è inconsistenza logica". E "pratica", perché "i cinesi dicono che i due sistemi devono convivere, ma - si interroga - quali sono le regole della convivenza tra due sistemi palesemente contraddittori gli uni con gli altri che creano poi una serie di cortocircuiti nei rapporti bilaterali?".

E ancora, se "per l'America potrebbe essere interessante approfondire alcuni dei temi presentati dai cinesi", la "verità" è che "c'è un problema profondo di fiducia dell'America verso la Cina". "Gli americani - conclude - non si fidano più di una discussione sui principi con la Cina".

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