Summit Sco a Samarcanda: cos’è la Cooperazione di Shanghai?

Image from askanews web site
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Roma, 15 set. (askanews) - Vladimir Putin e Xi Jinping hanno scelto la cornice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai per tenere il loro primo summit dall'inizio della guerra in Ucraina. Ma cos'è questo raggruppamento che si riunisce tra oggi e domani per il suo summit a Samarcanda, antico terminale delle carovane lungo la Via della Seta?

La Sco è stata fondata nel 2001 dalla Cina e, originariamente, raggruppava cinque Paesi. Si tratta della prima organizzazione internazionale fondata da Pechino, con lo scopo di dare una demarcazione più precisa ai porosi e incerti confini tra la Repubblica popolare e i suoi vicini centro-asiatici: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e, ovviamente, Russia.

In una prima fase, questo precipuo compito non entrava particolarmente in conflitto con l'egemonia statunitense emersa dall'implosione dell'Unione sovietica. D'altronde, i rapporti tra Washington e Pechino, nell'era dei rispettivi presidenti George W. Bush e Hu Jintao, erano in evoluzioe positiva.

Tuttavia, col tempo, la situazione geopolitica è mutata e si è trasformata in una concorrenza tra potenze. Così la Sco, che riunisce nel suo seno due delle grandi potenze - Cina e Russia - ha assunto una maggiore rilevanza e ha deciso di espandersi a paesi come l'India, l'Iran.

Oggi la Sco riunisce nazioni che rappresentano il 44 per cento della popolazione globale e il 24 per cento del Pil del mondo. A Samarcanda dovrebbe arrivare a meta l'adesione del già citato Iran, oltre che l'ottenimento dello status di partner di dialogo dell'Arabia saudita. Verranno inoltre nominati nuovi membri "osservatori".

Al momento i membri a pieno titolo, oltre ai cinque originari e ai padroni di casa odierni dell'Uzbekistan, sono il Pakistan e l'India (divisi da fiera rivalità), mentre gli "osservatori" sono Afghanistan, Mongolia, Bielorussia e Iran (che diventerà stato membro in questo summit). I cosiddetti "partner di dialogo" sono Sri Lanka, Turchia, Cambogia, Nepal, Azerbaigian e Armenia (questi ultimi due in perenne conflitto per il Nagorno Karabakh e proprio negli ultimi giorni ai ferri corti). Dovrebbero entrare in quest'ultima lista anche Egitto e Qatar. Per il futuro sono candidati a questo status anche Bahrein e Maldive.

Questa piattaforma, in rapida espansione, include insomma player cruciali in settori chiave come quello dell'energia, oltre a rappresentare un campo di confronto per la partita cruciale di chi controlla l'Asia centrale, un tempo territorio di caccia esclusivamente russo, ma oggi conteso dalla potenza ascendente cinese. Per cui, la partnership "senza limiti" annunciata da Xi nel suo ultimo vertice con Putin, il 24 febbraio scorso, in realtà rischia di trovare un limite proprio in questa regione dove gli interessi delle potenze oggi apparentemente convergenti, potrebbero divergere.

D'altronde ne sono consapevoli anche gli Stati uniti che, qualche anno fa valutarono di diventare osservatori, poi rinunciando. Oggi la direttrice secondo la quale si muove la Sco appare essere l'ampia Dichiarazione di Dushanbe, prodotto del summit dello scorso anno, che di fatto delinea una guida dell'ordine mondiale non incentrata esclusivamente sull'Occidente. E nel recente Forum di Boao, lo stesso Xi ha richiamato questo documento. (di Antonio Moscatello)