Super green pass se la situazione peggiora, ora è più di un'ipotesi

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A healthcare worker looks on as emergency Room staff, 118 medical staff, nurses and doctors demonstrate against staffing shortage issues and the choices on the management of the Italian National Health Service (I.S.S.) during the Covid-19 pandemic in central Rome, on November 17, 2021. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
A healthcare worker looks on as emergency Room staff, 118 medical staff, nurses and doctors demonstrate against staffing shortage issues and the choices on the management of the Italian National Health Service (I.S.S.) during the Covid-19 pandemic in central Rome, on November 17, 2021. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

Mentre la quarta ondata investe prepotentemente l’Europa e diversi Paesi corrono ai ripari tra misure restrittive e veri e propri lockdown, dall’Italia il ministero della Salute invita alla calma. Al momento solo due le novità che arriveranno già dalla prossima settimana dal Consiglio dei Ministri: la riduzione della durata del Green pass da 12 a 9 mesi, a seguito dell’acclarato calo della protezione vaccinale dopo i 6 mesi; e l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari che verrà esteso anche alla terza dose.

Quanto invece ad un possibile lockdown per i soli non vaccinati, questa viene considerata “un’ipotesi più che remota” al momento dalle parti di Lungotevere Ripa, anche alla luce del flop austriaco. Ad ogni modo si discuterà di questo, così come di altri possibili interventi per evitare nuove restrizioni generalizzate, già nei prossimi giorni nel corso di un vertice con le Regioni. Nel caso di un repentino peggioramento della situazione epidemiologica si ragionerebbe su due ipotesi: un Green Pass rafforzato che potrebbe non prevedere più il ricorso ai tamponi rapidi, o un ricorso all’obbligo vaccinale. In pressing per l’adozione di un “super Green Pass” ci sono sia il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che i due consulenti di Speranza e Figliuolo, rispettivamente Walter Ricciardi e Guido Rasi.

Rispetto al possibile obbligo vaccinale, l’ipotesi viene fortemente caldeggiata dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. L’obbligo in questo caso non dovrebbe però riguardare l’intera popolazione. Potrebbe essere invece introdotto per alcune categorie di lavoratori più a diretto contatto con il pubblico, come ad esempio le Forze dell’ordine e la grande distribuzione, oppure per determinate fasce d’età. In quest’ultimo caso l’ipotesi più accreditata è quella di un obbligo per gli over 40. Stessa fascia d’età ad oggi contemplata per la terza dose.

Ma facciamo un passo indietro. Ieri in conferenza stampa il direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza, facendo il quadro dell’attuale situazione epidemiologica spiegava come in Italia si stia registrando “una tendenza all’aumento dell’incidenza ed una tendenza ad un incremento, molto lento e graduale, del tasso di occupazione ospedaliera. Non servono allarmismi, siamo ben al di sotto dei dati che di altri paesi dell’Europa centrale e orientale”.

La situazione, seppur in peggioramento, è insomma ancora sotto controllo. A dimostrazione di ciò, basti pensare che in Italia l’incidenza è salita a 98 su 100.000 abitanti ma, per fare un paragone, si mantiene a grande distante da quella austriaca che sfiora i 1.000 casi. Anche l’occupazione dei posti letto ospedalieri a livello nazionale è ben distante dalle soglie limite individuate per la zona gialla, tranne che in Friuli Venezia Giulia e nella Provincia autonoma di Bolzano. Nessun allarme dunque, ma non va abbassata la guardia. E per il momento l’intenzione del Governo sembra essere quella di puntare tutto sull’accelerazione delle terze dosi, che dal prossimo lunedì verranno aperte anche alla fascia 40-59 anni.

Non è stata invece ancora presa una decisione sulla possibile anticipazione della terza dose prima dello scadere dei 180 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario. Sul punto si sono registrate al momento le aperture sia del presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che del direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza. Ad oggi solo il Regno Unito prevede la possibilità di somministrare il booster già a 5 mesi di distanza dall’ultima vaccinazione ricevuta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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