Susanna Tamaro: "Ho la sindrome di Asperger. È questa la prigione in cui vivo"

Corriere della Sera

Ha rotto il silenzio e ha raccontato per la prima volta la sua vita con la sindrome di Asperger. Susanna Tamaro, la scrittrice divenuta celebre con il successo "Va' dove ti porta il cuore", a breve pubblicherà "Il tuo sguardo illumina il mondo", lettera all'amico Pierluigi Cappello, scomparso nel 2017. Il Corriere della Sera ha riportato le sue parole sul disturbo, che l'accompagna da sempre.

"Soffro della sindrome di Asperger, è questa la mia invisibile sedia a rotelle, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa. La mia testa non è molto diversa da una vecchia motocicletta. In certi momenti la manopola del gas va al massimo, in altri le candele sono sporche e il motore si ingolfa".

È la stessa scrittrice a descrivere cosa accade dentro di sé, in certi momenti, quando l'ordine "apparecchiato" nella sua mente si frantuma.

Basta un minimo rumore, un evento imprevisto e dentro di me si scatena il disordine. E con il disordine la disperazione. Sbatto allora la testa contro il muro. «Non capisco più niente!» ripeto, gridando. Tutto in me si fa buio. Non so più da che parte cominciare a rimettere tutto a posto.


Da piccola era vista come una bambina strana, prigioniera di una timidezza senza vie d'uscita. All'epoca, infatti, disturbi di questo tipo non si conoscevano molto. Susanna viveva in un mondo tutto suo.

Le cose che facevano gioire gli altri bambini mi lasciavano indifferente. Avvenimenti di cui gli altri bambini neppure si accorgevano mi provocavano strazi interiori. I miei capricci erano capricci metafisici, privi di oggetto. Mi buttavo a peso morto per la strada e mia madre era costretta a trascinarmi per un braccio. Diventavo rossa, viola, le vene della fronte gonfie, pronte a esplodere. Gridavo con quanto fiato avevo in corpo, mi divincolavo come un'indemoniata in preda a una rabbia fuori controllo. A queste crisi seguivano lunghi periodi di quiete atarassica. Il tempo necessario per apparecchiare nuovamente la...Continua a leggere su HuffPost