Svizzera: una prostituta su cinque è italiana

Sono state 300 (erano 343 nel 2015) le donne che hanno richiesto il permesso per esercitare la professione, il 20% delle quali provenivano dall’Italia. (Credits – Getty Images)

Una volta erano i maschi italiani a varcare il confine con la Svizzera per approfittare della legge che permette la prostituzione nei Cantoni svizzeri. Oggi, invece, a espatriare sono le donne italiane, che sempre di più ‘decidono’ di dedicarsi alla professione più antica al mondo proprio in Svizzera.

Storicamente la maggior parte delle prostitute sono straniere provenienti dalle Americhe, dall’Europa centrale o dall’Estremo Oriente, ma l’anno scorso il rapporto della polizia cantonale indica che sono state 300 (erano 343 nel 2015) le donne che hanno richiesto il permesso per esercitare la professione, il 20% delle quali provenivano dall’Italia (+3%). Subito dietro le rumene, che sono sempre la maggioranza (64%) delle ragazze occupate in locali e in appartamenti a luci rosse, le hanno invece superato le spagnole.

Il giro della prostituzione nel Canton Ticino è importante e i guadagni, per le prostitute, sono decisamente alti. Secondo quanto riferisce la Tv Svizzera, infatti, le prostitute in genere hanno vitto, alloggio, pulizia della camera e sicurezza al costo di circa 150 euro al giorno e tutto quello che guadagnano, dedotte le imposte, se lo tengono come qualsiasi altro libero professionista. Si parla di 15.000/20.000 euro al mese a fronte di circa 4.500/9.000 euro d’imposte all’anno.

La prostituzione in Svizzera è legale e regolamentata; essa è stata legalizzata a partire dal 1942 con licenze per allestire una casa di tolleranza, tipicamente con reception e con disponibilità a condurre a diversi appartamenti e camere. Per lavorare nei 92 appartamenti, nei 15 postriboli disseminati sull’intero territorio cantonale (in cui operano 150 ragazze) o negli 8 saloni di massaggio erotico occorrono poche formalità amministrative. Basta, infatti, un documento d’identità rilasciato da un paese Ue, l’iscrizione al registro “professionale”, il pagamento delle imposte in base a una contabilità semplificata, un certificato medico e l’eventuale contratto d’affitto dell’appartamento in cui viene svolta questa particolare attività.

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