In Svizzera via libera alla caccia allo stambecco

Veronique Viriglio

Icona delle alte vette alpine, lo stambecco, pregiata specie a rischio estinzione fino a pochi anni fa, si potrà tornare a cacciare in alcuni cantoni della Svizzera. A dare il via libera alla caccia allo stambecco alpino sono state le autorità di due cantoni meridionali, quello di Valais (Vallese) e quello di Graubunden (Grigioni): nel primo caso, la caccia è stata aperta anche agli stranieri mentre nel secondo sarà accessibile ai soli locali.

La decisione, con ripercussioni politiche ed ambientali, fa già discutere. In primis contravviene allo statuto dello stambecco alpino, che inserisce lo stambecco nella categoria considerata dall'Agenzia europea dell'Ambiente in situazione "non favorevole-inadeguata". Ma non solo: perché se il numero degli esemplari della specie non è più particolarmente critico, sul lungo termine per preservare gli esemplari servono misure conservative. Del resto sia nella confinante Italia che in Francia è vietata la caccia a questo mammifero dalle caratteristiche corna arcuate e nodose. È invece autorizzata in Spagna, dove la popolazione si concentra nei Pirenei.

Dopo secoli di caccia intensiva allo stambecco alpino, erano rimaste in vita nel nord dell'Italia solo poche centinaia di esemplari; ma quegli esemplari sono stati attentamente preservati e tutelati e di questa proliferazione ha beneficiato la Svizzera; grazie infatti alla reintroduzione pilotata di stambecchi 'italiani' alla fine del '900 in Svizzera il loro numero è tornato a crescere. Il nuovo 'via libera' alla caccia della pregiata specie è stato contestato dagli ambientalisti, che denunciano il lucrativo turismo legato allo stambecco alpino.

A Vallese, secondo quanto riferito dalla radiotelevisione pubblica svizzera Rts, per cacciare un esemplare maschile dalle corna lunghe un metro, un cacciatore straniero deve pagare una licenza da 13 mila franchi svizzeri (circa 11.800 euro). In un'intervista, una nota cacciatrice statunitense, Olivia Nalos Opre, ex Miss Nebraska, ha riferito di aver ucciso con la sua amica Denis tre esemplari durante un loro soggiorno di tre giorni, costato più di 18 mila euro. Ogni anno il cantone Vallese emette 120 licenze giornaliere di caccia: un introito di 590 mila euro nelle sue casse; e in dodici mesi, secondo le stime diffuse, nel Vallese vengono uccisi 450 stambecchi alpini e altri 500 nei Grigioni, che ospitano il 40% della popolazione della specie.

Al momento sulle Alpi, solitamente a più di 2000 metri di altitudine, vivono 40 mila stambecchi, di cui 16 mila nella sola Svizzera. "A nome della protezione delle specie non possiamo che contrastare la caccia al trofeo in Svizzera. L'esempio del Vallese dimostra che non vanno dati ai cantoni maggiori poteri sul sistema della caccia" ha dichiarato un portavoce di Wwf Svizzera, Jonas Schmid.

Con altre associazioni ambientaliste Wwf è impegnato in una raccolta firme per indire un referendum nazionale sulla revisione dell'Atto di caccia svizzero, ricordando che è soltanto grazie a politiche di conservazione nel Parco del Gran Paradiso, nella Valle d'Aosta, che lo stambecco alpino e' riuscito a sopravvivere. Di parere opposto Ulf Buntgen, del Centro di ricerca svizzero sull'ambiente (Wsl), che difende la caccia controllata dello stambecco, sostenendo che la Svizzera non lede alla conservazione della specie e la sta monitorando da vicino.