Taccuino Quirinale, la “variabile estera” nella corsa al Colle

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Image from askanews web site
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Roma, 12 gen. (askanews) - L'ultimo segnale di attenzione è arrivato il 23 dicembre da Putin: "Il rapporto con l'Italia è stabile, se non esemplare...Ho parlato diverse volte al telefono con Draghi, rimaniamo in contatto...L'Italia potrebbe svolgere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni Russia-Ue, compresi i nuovi colloqui Russia-Nato". Nella sua visita a Roma il 29 settembre per il G20 Biden è stato più enfatico: "Mario, stai facendo un lavoro straordinario - ha detto a Draghi - Abbiamo bisogno di dimostrare che le democrazie possono funzionare e che possiamo produrre un nuovo modello economico. Tu lo stai facendo".

Meno espansivo il presidente cinese Xi Jinping che non ha partecipato fisicamente al G20 di Roma, ma ha avuto con Draghi alcuni colloqui telefonici auspicando che il nostro Paese "svolga un ruolo attivo per la promozione delle relazioni Cina-Ue". Prodighi di elogi i "grandi" europei: "L'Italia - ha detto il neo cancelliere tedesco Scholz il 20 dicembre durante la visita a Palazzo Chigi - deve essere felice di avere al suo vertice un uomo così competente come Draghi". E con Macron è quasi idillio: prima la sottoscrizione del Trattato del Quirinale a Roma il 26 novembre, poi l'articolo a doppia firma sul Financial Times sulla riforma del Patto di Stabilità europeo. "Francia e Italia - ha detto il presidente francese - sono sempre più vicine e hanno la stessa visione geopolitica". E venerdì 7 gennaio, in conferenza stampa con la Von der Leyen ha aggiunto: "E' una grande fortuna per l'Italia avere un presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio così coraggiosi, europeisti e amici della Francia". Non ha detto: speriamo che restino a lungo, ma sicuramente lo ha pensato.

La "variabile estera" incide anche nella partita del Quirinale. Lo sa benissimo anche l'autocandidato Berlusconi che ha ottenuto l'endorsement del segretario del Ppe, lo spagnolo Antonio Lopez e nella telefonata di fine anno all'amico Putin si è autoinvestito del ruolo di intermediario tra Nato e Russia, nel caso di ascesa al Colle, ricordando i fasti di Pratica di Mare con la stretta di mano tra Bush e lo stesso Putin. Ma anche in questo caso ha fatto una forzatura costituzionale. E' chiaro, infatti, che la politica estera è una competenza diretta del governo e del presidente del Consiglio: è lui che partecipa ai vertici internazionali; è lui che discute e firma i trattati con gli altri Paesi. Il Presidente della Repubblica ha un compito di supervisione, consiglio e magari anche ricucitura, ruolo che Mattarella ha svolto con l'Eliseo dopo lo "strappo" del governo Conte e del ministro Di Maio con i gilet gialli, che aveva portato al ritiro dell'ambasciatore francese. Ma le scelte politiche spettano al Presidente del Consiglio. C'è un altro aspetto da tener presente: Putin e Xi hanno dichiarato che si attendono da Draghi un ruolo attivo di mediazione tra Russia, Cina, Ue e Nato. E questo è un ruolo del governo, che partecipa ai vertici europei e ai summit della Nato, non del Quirinale. Questo ruolo potrebbe accentuarsi nel 2024 quando si rinnoveranno i vertici europei: Draghi potrebbe legittimamente aspirare sia al ruolo di presidente del Consiglio europeo, sia di presidente della Commissione. Ma se fosse eletto al Quirinale, questa possibilità sarebbe preclusa. Insomma, come ha scritto l'ex direttore dell'Economist, Bill Emmott, in un recente commento sul Financial Times: la "soluzione perfetta" sarebbe tenere Draghi a Palazzo Chigi fino al 2026 (data di scadenza del Pnrr), la "soluzione imperfetta" eleggerlo al Quirinale, per non perderlo del tutto tra un anno.

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