Tagli alla sanità e Coronavirus, ora paghiamo le manovre finanziare

Tagli alla sanità, il Coronavirus mette in difficoltà

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In 10 anni i tagli alla sanità ci hanno portato ad affrontare l’emergenza Coronavirus con un deficit di 70mila posti letto e 359 reparti chiusi. Le conseguenze delle manovre finanziarie si sentono soprattutto ora, a seguito del giro di vite da 37 miliardi sulla sanità pubblica.

Tagli alla sanità, ora un rischio

Nel tempo il livello dell’assistenza sanitaria è calato, numerosi reparti sono stati chiusi come tanti piccoli ospedali, riconvertiti o letteralmente abbandonati. Secondo i dati registrati e diffusi dalla OCSE, a luglio 2019 l’Italia per spesa sanitaria totale e pubblica, si piazza sotto alla media europea.

Ora siamo arrivati a 3,2 posti letto per 1000 abitanti e 275 in terapia intensiva, quando nel 1980 erano 922 ogni 100mila cittadini. Dal 2009 al 2017, il Servizio Sanitario Nazionale ha perso circa 46mila dipendenti di cui 8mila medici e 13mila infermieri.

Sanità privata a scapito della pubblica

In Lombardia il sistema sanitario privilegia le strutture private rispetto a quelle pubbliche, alle quali invece riserva la strategia chiamata “accorpamento”: fondere più ospedali in uno, come nel caso del San Paolo e San Carlo di Milano.

Questa scelta, mascherata da aumento dell’efficienza, è in realtà un radicale e ulteriore taglio alla sanità, con chiusura di reparti per dirottare i pazienti da un posto all’altro, magari suggerendo di affidarsi agli ospedali privati vicino a casa.

Coronavirus: emergenza sanitaria

La mancanza di posti letto soprattutto in terapia intensiva, fortemente lamentata in questi giorni, non è altro che il risultato dei tagli alla sanità e degli accorpamenti operati nell’arco degli anni.

Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di Crisi della Regione, durante un’intervista ha dichiarato: “Si fanno delle scelte, ma ciò fa parte della disciplina del trattamento nei casi di catastrofe. Se al pronto soccorso in una notte arrivano 50 persone da intubare, servono 50 ventilatori e in quel momento non ci sono, il medico deve scegliere.”