Taglio poltrone, favorevoli e contrari

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E’ atteso per oggi il via libero definitivo dell'Aula di Montecitorio alla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, portandoli dagli attuali 945 a 600 totali (115 in Senato e 230 alla Camera). A poche ore dalla votazione definitiva il mondo della politica resta diviso sulla convenienza o meno del cosiddetto ‘taglia poltrone’. Se da una parte si parla di un risparmio per le casse dello Stato, dall’altro secondo molti si tratta di un indebolimento del potere di rappresentanza popolare. 

Per il Movimento 5 Stelle, che ha fatto della sforbiciata alle 'poltrone' uno dei suoi cavalli di battaglia, così verrà “risparmiato mezzo miliardo di euro a ogni legislatura. 345 stipendi da 14mila euro al mese che i contribuenti non dovranno più pagare e che torneranno nelle loro tasche”. "In 10 anni il taglio dei parlamentari farà risparmiare 1 miliardo di euro, che potrà essere reinvestito, ad esempio, per costruire 133 nuove scuole o 67.000 aule per i nostri bambini, ma anche per comprare 13.000 ambulanze, assumere 25.000 infermieri o 11.000 medici. 1 miliardo equivale a 133 nuovi treni per i nostri pendolari, al Sud come al Nord. Non sono briciole, ma soldi veri per i cittadini", insistono i pentastellati. 

+Europa ha presentato un appello, firmato da 60 giuristi e costituzionalisti contro il taglio dei parlamentari in assenza di un contestuale riequilibrio costituzionale. Chi è contrario non solo ritiene che questa riduzione del numero dei parlamentari non porterà a una maggiore efficienza ma neanche questo grande risparmio: "Il risparmio annuo di cui stiamo parlando - ha dichiarato il deputato Piercamillo Falasca - equivale al bilancio della città di Viterbo”. Un “risparmio risibile” secondo il costituzionalista Massimo Luciani che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ afferma che questa riforma rischia di essere “ancor più appannaggio di una élite”. Luciani, premette che come conseguenza di questa riforma, occorre mettere mano alla Costituzione, alla legge elettorale e ai regolamenti parlamentari, teme fortemente che “se per caso il governo dovesse cadere, esiste il rischio concreto di rimanere appesi a una riforma che, per ammissione dei suoi stessi sostenitori, sarebbe malfunzionante senza i correttivi”. 

Per Falasca questa riforma "trasformerà il parlamento in una Camera elitaria in cui saranno rappresentate le grandi città, ma dove non saranno rappresentati i cittadini della provincia che, in futuro, si dovranno scordare la conoscenza diretta di un parlamentare o la sua presenza sul territorio. Avremo meno parlamentari rispetto al resto d'Europa e il Senato più elitario del continente".  

Proprio un vasto piano di riforme costituzionali che saranno discusse nei prossimi mesi sarebbe alla base del sì del Pd al voto di oggi. Un piano su cui è stata raggiunta un'intesa che prevede 4 punti specifici. Il documento è stato sottoscritto per il Movimento 5 Stelle da Francesco Silvestri e Gianluca Perilli, per il Pd da Graziano Delrio e Andrea Marcucci, per Italia Viva da Maria Elena Boschi e Davide Faraone, per Liberi e Uguali da Loredana De Petris e Federico Fornaro, per il gruppo Autonomie del Senato da Julia Unterberger. "La riduzione del numero dei parlamentari implica alcuni interventi sui Regolamenti parlamentari", si legge nel documento.  

Non sono pochi quelli che parlano di demagogia, a cominciare dall'ex presidente della Camera, Pierferdinando Casini. "Si dovrebbe ricordare che la democrazia ha dei costi in tutto il mondo: ritenere che questi siano un impiccio ci fa prendere una strada piena di incognite", ha avvertito Casini in un'intervista a Repubblica, sottolineando che "gli eventi storici più drammatici hanno preso le mosse dalla demagogia". "Ridurre il numero dei parlamentari non è sbagliato, è stato già proposto in diversi progetti, ma il giudizio dipende dal contesto. Se la riduzione cade dal cielo, senza adeguare il resto del sistema, si vengono a creare problemi delicati", denuncia l'ex presidente della Camera, Luciano Violante, in un'intervista alla Stampa dice: "Limitandoci a ridurre i parlamentari, rischiamo che nel cuore del procedimento legislativo 5-6 persone decidano per 60 milioni di italiani. Occorre rifletterci. Sono stati messi in cantiere rimedi? Non mi pare".