##Taiwan al voto, con alle spalle l'ombra minacciosa di Pechino -3-

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Roma, 9 gen. (askanews) - Anche in questo caso, Tsai deve ringraziare una congiuntura favorevole: la guerra commerciale in corso tra gli Stati uniti e la Cina ha favorito, infatti, la "provincia ribelle". Investimenti che in un clima disteso sarebbero probabilmente finiti in Cina, sono andati a Taiwan. Questa cornice ha anche incentivato un calo ulteriore del tasso di disoccupazione, costantemente sotto il 4 per cento.

Apparentemente liquidato, quindi l'avversario interno, per Tsai resta aperto l'altro, più scottante dossier: Pechino. Dopo aver condotto una campagna elettorale volta proprio a esorcizzare il fantasma cinese, in vista del voto dalla cerchia di Tsai sono partiti messaggi chiari nei confronti dell'ingombrante madrepatria. "Io non penso che la Cina dovrebbe leggere le elezioni di Taiwan come una propria vittoria o sconfitta", ha segnalato oggi il ministro degli Esteri Joseph Wu. "Se la Cina - ha proseguito - dovesse fare una lettura troppo tra le righe delle nostre elezioni e vedere che la vittoria di qualcuno (Tsai, ndr.) è una sua sconfitta, allora potrebbe esservi uno scenario in cui la Cina s'impegna in un'intimidazione militare e nell'isolamento diplomatico, o nell'uso di misure economiche come punizione contro Taiwan. E' quello che non vogliamo vedere". (Segue)