##Taiwan al voto, con alle spalle l'ombra minacciosa di Pechino -2-

Mos

Roma, 9 gen. (askanews) - In realtà Tsai e il suo Partito democratico progressista (DPP) hanno ricevuto un aiuto inatteso da Hong Kong. Se si guarda all'ultimo anno della politica taiwanese, infatti, si può notare che si è passati da una sconfitta nelle elezioni politiche del 2018, il che faceva pensare a un'alternanza in vista, a una rimonta inarrestabile.

A mettere benzina nel motore del DPP è stata la crisi politica a Hong Kong: mesi e mesi di proteste pro-democrazia, di scontri, di repressione, con la Cina che minacciava una reazione durissima a ogni pie sospenti. Tsai ha cavalcato sapientemente la tigre, rendendo il voto un referendum pro o contro la Cina. E mettendo in secondo piano anche le preoccupazioni economiche in caso di confronto duro con Pechino, che sono state un cavallo di battaglia della campagna Han. Peraltro, questew si sono rivelate un'arma spuntata, visto l'economia, a Taiwan, non sta andando affatto male. Nel 2019 la stima è che il suo Pil sia cresciuto del 2,5 per cento: per la prima volta in 20 anni Taipei è la "tigre asiatica" che cresce di più. Le quattro "tigri asiatiche" sono per convenzione Singapore, Corea del Sud, Hong Kong e, appunto, Taiwan. (Segue)