Taiwan decide il proprio futuro

Eugenio Buzzetti

La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, cerca il secondo mandato alla guida dell'isola che Pechino punta a riunificare con la Repubblica Popolare Cinese tramite il modello "un Paese, due sistemi", applicato alle ex colonie di Hong Kong e Macao.

L'11 gennaio, circa diciannove milioni di elettori saranno chiamati alle urne per le elezioni del prossimo presidente di Taiwan e per il rinnovo del parlamento, lo Yuan Legislativo. La sfida elettorale vede la presidente in carica in testa nei sondaggi sul principale sfidante, il sindaco della città portuale di Kaohsiung, Han Kuo-yu.

Alle elezioni si contrapporranno anche i due maggiori partiti dell'isola: il Partito Democratico-Progressista di Tsai, su posizioni pro-indipendentiste e che detiene la maggioranza in parlamento, e il Kuomintang, il Partito Nazionalista, di minoranza, su posizioni più concilianti con la Cina.

Le elezioni saranno osservate con attenzione sia da Pechino che da Washington e la vittoria di uno o dell'altro dei due candidati potrebbe stabilire il corso delle relazioni nello Stretto che divide la Cina continentale dall'isola per i prossimi quattro anni. Il rapporto con Pechino è al centro della campagna dei due candidati.

Tsai è invisa al governo cinese per non aver mai riconosciuto pubblicamente il principio dell'unica Cina del 1992, che la Cina reputa fondamentale per mantenere le relazioni nello Stretto di Taiwan (e sul quale Taipei sottolinea comunque una divergenza di interpretazione con Pechino) mentre il suo sfidante, considerato un outsider fino a novembre 2018 e oggi uomo di punta del Kuomintang, promette di riparare i legami con la Cina, se verrà eletto. In base a recenti sondaggi, Tsai ha conquistato anche una larga fetta dei giovani e di chi avrà per la prima volta diritto di voto (circa 1,2 milioni di persone).

La sua popolarità è frutto del sostegno alle proteste pro-democrazia di Hong Kong: Tsai viene vista da molti giovani come una leader in grado di difendere la sovranità dell'isola contro le minacce di Pechino, che dai suoi organi di stampa definisce "regionali" le elezioni di sabato prossimo.

Han, invece, hanno sottolineato gli analisti, non ha mostrato sostegno ai manifestanti di Hong Kong, se non troppo tardi. "Democrazia e autoritarismo non possono coesistere nello stesso Paese", ha detto Tsai nel suo discorso di capodanno, "e la gente di Hong Kong ci ha dimostrato che il modello 'un Paese, due sistemi' non è assolutamente percorribile".

Il sostegno alle proteste pro-democratiche di Hong Kong è emerso anche da un video elettorale postato dalla presidente sulla sua pagina Facebook lunedì scorso. "A poche centinaia di chilometri da qui, molti giovani stanno difendendo la loro libertà con il sangue e le lacrime", ha scritto nella presentazione.

"Siamo tutti taiwanesi", ha proseguito, "e finché saremo uniti nessuno potrà maltrattarci". Per arginare l'influenza di Pechino, l'ultimo giorno del 2019 il parlamento di Taipei ha approvato lo Anti-infiltration Act, mirato proprio a punire le interferenze della Cina nella vita pubblica di Taiwan senza - parole della stessa Tsai - impedire gli scambi tra i due lati dello Stretto. Al contrario, sul candidato del Kuomintang pesano le accuse di essere troppo vicino a Pechino e di essere incline ad accettare il modello "un Paese, due Sistemi" anche per Taiwan: affermazioni respinte da Han, di cui, però, rimane celebre una frase pronunciata nei mesi scorsi, quando definì l'indipendenza formale di Taiwan dalla Cina "più spaventosa della sifilide".

La sua popolarità appare in calo anche nella sua stessa città - tradizionale roccaforte del Dpp fino al suo arrivo come sindaco a fine 2018 - dove il mese scorso si sono tenute manifestazioni contro di lui, considerato troppo filo-cinese.

Ad avvelenare il clima anche il caso della auto-proclamatasi spia cinese Wang Liqiang, che ha disertato in Australia a novembre scorso, dopo avere dichiarato di essere stato assoldato per interferire nei movimenti pro-indipendenza e pro-democrazia di Hong Kong e Taiwan. Pechino ha seccamente smentito e la polizia di Shanghai ha fatto sapere che Wang è ricercato con l'accusa di frode.

Le sue dichiarazioni hanno, però, avuto un forte impatto a Taipei: Wang sostiene di essere stato assoldato per gestire un'unità informatica che diffondeva propaganda pro-Pechino in vista delle elezioni amministrative a Taiwan del novembre 2018, che hanno visto affermarsi il Kuomintang in molte città dell'isola ai danni del Dpp.

Wang avrebbe ricevuto anche l'ordine di interferire nella campagna elettorale per le presidenziali del 2020, ma a quel punto avrebbe deciso di disertare, secondo un'inchiesta condotta dal quotidiano australiano The Age, e ora, nascosto in una località ignota, vivrebbe sotto ricatto di uomini vicini al governo cinese.

Le elezioni a Taiwan saranno guardate con attenzione anche da Washington. Proprio Taiwan fu al centro della prima disputa tra Cina e Stati Uniti, quando Donald Trump, a dicembre 2016, accettò una telefonata di congratulazioni da Tsai dopo l'elezione a presidente degli Stati Uniti, rompendo un protocollo diplomatico durato 37 anni fino a quel momento. Le vendite di armamenti a Taipei durante il suo mandato presidenziale hanno, in seguito, contribuito a raffreddare i rapporti con Pechino, e la questione di Taiwan è oggi una delle fonti di tensione tra Stati Uniti e Cina.

Negli ultimi giorni, i media di Taipei hanno riportato, in forma anonima, l'opinione di un funzionario del Dipartimento di Stato Usa che auspica elezioni senza intoppi e interferenze, ma la sempre più probabile rielezione di Tsai Ing-wen, secondo un'analisi del Brookings Institution, potrebbe mettere alla prova gli Usa nel mantenimento dello status quo nello Stretto di Taiwan, se Pechino deciderà di aumentare la pressione sull'isola. Washington, scrive Kharis Templeman, adviser dell'istituto su Taiwan, "non ha al momento un particolarmente sofisticato set di attrezzi per dissuadere Pechino da azioni coercitive, molte delle quali avvengono in un 'zona grigia' diplomatica ed economica, tra aperta ostilità e attriti pacifici". Nei prossimi quattro anni, conclude l'analista, Taiwan potrebbe costituire un test importante per gli Stati Uniti di fronte alla crescente influenza di Pechino nell'area dell'Indo-Pacifico.