Taiwan e Ucraina i nodi dell'imminente colloquio Biden-Xi

LINTAO ZHANG / POOL / AFP

AGI - La questione di Taiwan, con una possibile imminente visita sull'isola della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, e l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia saranno i temi principali del colloquio telefonico tra il presidente Usa, Joe Biden, e il presidente cinese Xi Jinping. L'atteso quinto contatto tra i due leader, dato per imminente dalla Casa Bianca, avrà come obiettivo principale, per gli esperti, quello di evitare che gli attriti tra le due grandi potenze vadano fuori controllo.

La tensione sulla questione di Taiwan è tornata a crescere negli ultimi giorni, a seguito delle indiscrezioni sulla visita di Pelosi il mese prossimo. Pechino ha avviato un'escalation dei toni sulla missione di Pelosi, che sarebbe il più alto funzionario di un'amministrazione statunitense in visita sull'isola degli ultimi 25 anni: gli Stati Uniti, ha fatto sapere il ministero degli Esteri cinese, dovranno  sopportare "tutte le conseguenze" di una visita che viene vista come un affronto da Pechino, qualora si materializzasse, e la Cina è pronta a misure "decise ed energiche" per contrastarla.

Pechino rivendica la sovranità sull'isola che si auto-governa in nome del principio dell'unica Cina, che Pechino interpreta come un diritto alla sovranità su Taipei, e che l'amministrazione guidata da Tsai Ing-wen, a Taiwan, non ha mai riconosciuto.

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha promesso in più occasioni che l'isola sarà "riunificata" con la Cina, anche non pacificamente: la Cina ha messo in atto pressioni economiche, diplomatiche e militari su Taiwan, e si oppone a qualsiasi contatto tra funzionari Usa e autorità dell'isola. Pur in assenza di legami diplomatici tra Washington e Taipei, i contatti sono cresciuti negli ultimi anni, e gli Stati Uniti sono tenuti a fornire a Taiwan i mezzi per difendersi in caso di "invasione", termine che Pechino non riconosce, in quanto ritiene l'isola già parte di una "unica Cina".

In attesa di conferme sulla visita a Taiwan, la presenza in Asia orientale di Pelosi il mese prossimo viene data quasi per certa: fonti dell'agenzia Kyodo hanno parlato di una visita in Giappone all'inizio di agosto, durante la quale Pelosi discuterà i temi della guerra in Ucraina e della crescente assertività cinese nei mari con il primo ministro, Fumio Kishida, e con il suo omologo giapponese, Hiroyuki Hosoda.

L'atteso quinto colloquio telefonico tra Biden e Xi giunge in un momento delicato per Pechino, che ha registrato nel secondo trimestre la crescita più bassa dal 2020, sul peso dei lockdown imposti per contenere la diffusione del Covid-19, e a pochi mesi dal ventesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che dovrebbe confermare Xi al vertice del partito per un terzo, inedito mandato. La gestione della competizione sul piano economico, la cooperazione contro i cambiamenti climatici e l'ipotesi di imporre un tetto al prezzo del petrolio russo sono gli altri grandi temi in agenda elencati dalla Casa Bianca negli ultimi giorni.

In particolare circola da tempo l'ipotesi della revoca di alcune tariffe su alcuni prodotti cinesi importati negli Usa: la misura servirebbe a calmare l'inflazione negli Stati Uniti, che ha raggiunto i livelli più alti dal 1981, anche se manca ancora un'intesa.

L'attesa è anche per discussioni sulla guerra in Ucraina: gli Stati Uniti avevano avvertito la Cina, nell'ultimo colloquio tra Biden e Xi, a marzo scorso, di ripercussioni nel caso fossero emerse prove di un appoggio di Pechino a Mosca. La Cina ha sempre respinto i sospetti di Washington, ma non ha mai condannato l'invasione dell'Ucraina, pur dicendosi favorevole a colloqui di Pace tra Mosca e Kiev.

Il focus è ora legato all'ipotesi di imporre un tetto al prezzo del petrolio russo, trattata negli ultimi colloqui tra la segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen, e la sua controparte cinese, il vice primo ministro, Liu He: un questione "molto complicata", per Pechino, che negli ultimi mesi ha portato a livelli record l'import di greggio russo, venduto da Mosca a prezzi scontati per ovviare all'effetto delle sanzioni imposte dall'Occidente per l'invasione dell'Ucraina. A maggio scorso, Pechino ha registrato un aumento di import di greggio russo del 55% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, a quota 8,42 milioni di tonnellate, e anche a giugno la Russia si è confermata il primo fornitore di petrolio alla Cina.

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