Talebani danno ok a partenza 200 stranieri da Kabul, atterrati in Qatar

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Members of ground staff stand on the tarmac as a Qatar Airways aircraft taxis before taking off from the airport in Kabul on September 9, 2021. - Some 200 passengers, including US citizens, left Kabul airport on September 9, 2021, on the first flight carrying foreigners out of the Afghan capital since a US-led evacuation ended on August 30. (Photo by WAKIL KOHSAR / AFP) (Photo by WAKIL KOHSAR/AFP via Getty Images) (Photo: WAKIL KOHSAR via Getty Images)
Members of ground staff stand on the tarmac as a Qatar Airways aircraft taxis before taking off from the airport in Kabul on September 9, 2021. - Some 200 passengers, including US citizens, left Kabul airport on September 9, 2021, on the first flight carrying foreigners out of the Afghan capital since a US-led evacuation ended on August 30. (Photo by WAKIL KOHSAR / AFP) (Photo by WAKIL KOHSAR/AFP via Getty Images) (Photo: WAKIL KOHSAR via Getty Images)

Le autorità talebane in Afghanistan hanno dato il loro assenso alla partenza dal Paese di 200 stranieri dall’aeroporti di Kabul. È la prima partenza di questo tipo dal ritiro delle forze Usa. Il volo charter è atterrato, ha detto la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, sottolineando che è “un primo passo positivo” da parte del Governo dei mullah.

Un nuovo volo di evacuazione è previsto domani. Ma i timori internazionali sulla gestione dei Talebani restano forti dopo i primi divieti alle donne e la nomina dell’esecutivo con diversi esponenti nelle black list Onu e Usa.

I divieti dei Talebani non fermano le proteste in Afghanistan. Come accade ormai da giorni, specie dopo l’annuncio del nuovo governo di soli uomini dei sedicenti studenti coranici, i manifestanti sono tornati a riunirsi a Kabul e in altre città del Paese. Tra loro ancora molte donne, determinate a denunciare le violazioni dei loro diritti e la volontà di relegarle ai margini della società. Nella capitale i dimostranti si sono ritrovati nei pressi dell’ambasciata del Pakistan, denunciandone le interferenze nel nuovo corso afghano. Altri cortei si sono svolti nelle province di Parwan e Nimruz e a Kunduz. Ma da Herat a Mazar-i-Sharif, gran parte delle principali città non sono rimaste in silenzio. Manifestazioni e sit-in organizzati nonostante la crescente repressione del regime. Numerose sono le testimonianze di violenze contro i dimostranti, che sono anche stati picchiati con delle fruste. Mentre i cortei di oggi sono stati nuovamente dispersi dalla sicurezza dei mullah con spari in aria.

Il nuovo ministero dell’Interno guidato dal Sirajuddin Haqqani, figura di spicco dell’omonima rete di miliziani jihadisti e ricercato per terrorismo dall’Fbi, ha introdotto una norma che vieta tutte le iniziative pubbliche non espressamente autorizzate. Ma le attiviste promettono di non arrendersi. “I Talebani devono capire questo: l’Afghanistan di oggi non è quello che hanno governato fino a 20 anni fa. Allora - ha dichiarato al quotidiano turco Hurriyet Ramzia Abdekhil, scesa in piazza nei giorni scorsi a Kabul - hanno fatto quello che hanno voluto, e noi siamo rimaste in silenzio. Ma adesso non più. Non accetteremo tutto ciò che dicono, non indosseremo il burqa né resteremo chiuse in casa”.

Una stretta che non risparmia i reporter che cercano di mantenere accesa la luce sulla resistenza del popolo afghano, come testimoniano le foto shock delle percosse al cronista Taqi Daryabi e al fotografo Nematullah Naqdi del quotidiano Etilaatroz, che hanno denunciato di essere stati picchiati dai Talebani con bastoni, gomme e “qualunque cosa avessero in mano”. Immagini drammatiche che stanno facendo il giro del mondo. Per ostacolare le proteste, ha denunciato poi il giornalista afghano Bilal Sawary, i mullah hanno anche interrotto a più riprese il collegamento mobile a internet in diversi quartieri di Kabul.

Le iniziative in piazza si sono accentuate dopo la sconfitta militare del Fronte nazionale della resistenza in Panshir, dove nel ventennale dell’uccisione del ‘Leone’ della lotta contro sovietici e talebani, Amhad Shah Massoud, avvenuta a due giorni dall′11 settembre, i miliziani dei mullah hanno diffuso sui social immagini del mausoleo dell’eroe nazionale vandalizzato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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