Talebani vanno porta a porta. "10mila all'aeroporto di Kabul in cerca di un volo"

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An undated amateur picture obtained by Reuters on August 19, 2021 shows people walking on the tarmac of the airport in Kabul, Afghanistan.    Handout via REUTERS    NO RESALES. NO ARCHIVES (Photo: HANDOUT via via REUTERS)
An undated amateur picture obtained by Reuters on August 19, 2021 shows people walking on the tarmac of the airport in Kabul, Afghanistan. Handout via REUTERS NO RESALES. NO ARCHIVES (Photo: HANDOUT via via REUTERS)

Circa diecimila persone che cercano di prendere voli di evacuazione. È questa la drammatica situazione all’aeroporto di Kabul, raccontata da Alberto Zanin, coordinatore medico del Centro per feriti di guerra di Emergency nella capitale in Afghanistan. “Ieri sono arrivati nuovi feriti da arma da fuoco dall’aeroporto di Kabul, in tutto cinque o sei persone. Gli scontri in aeroporto sono una realtà ancora viva e presente: è l’unico posto in cui continua ad esserci caos e tensione” spiega Zanin. Il coordinatore racconta anche che “il 95% dei ricoverati arrivati in ospedale in questi giorni erano civili” e che “non hanno voglia di parlare in merito a quanto gli è accaduto”. Nonostante questo, secondo Zanin, la situazione nella città è in continuo miglioramento in termini di feriti di guerra. “Abbiamo ad oggi 20 posti liberi in ospedale e siamo riusciti ad ottenere in tutto 100 posti. Anche se la situazione è tornata stabile a Kabul, continuiamo a sentire raffiche di armi semiautomatiche durante il giorno e la notte, ma non ci sono state esplosioni” osserva.

Intanto fonti della Casa Bianca fanno sapere che l’Aeronautica degli Stati Uniti ha evacuato circa 3 mila persone dall’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul nelle ultime 24 ore. La Cnn, che riporta le fonti, riferisce anche che tra gli sfollati ci sono circa 350 cittadini statunitensi, mentre gli altri sono familiari di cittadini statunitensi, richiedenti un visto speciale per immigrati (Siv) e le loro famiglie e altri afgani vulnerabili. Le 3 mila persone sono state trasportate su 16 voli da trasporto C-17 dell’Air Force. Altri 11 voli charter civili sono partiti dall’aeroporto di Kabul nelle ultime 24 ore. Il numero di persone su quei voli non è stato rivelato. Ieri, parlando nel corso di un briefing con la stampa al Pentagono, il maggiore generale Hank Taylor, vice direttore per la logistica dello Stato maggiore congiunto Usa, ha fatto sapere che circa 7 mila cittadini statunitensi sono stati evacuati dall’Afghanistan dallo scorso 14 agosto, numero che sale a 12 mila se si considerano quelli evacuati da fine luglio. “Questo aumento riflette sia un aumento della capacita’ di trasporto aereo e aereo sia uno smistamento più rapido degli sfollati e una maggiore informazione e fedeltà nei rapporti”, ha affermato Taylor, aggiungendo che al momento il numero di militari Usa presenti a Kabul ammonta a 5.200.

Secondo l’agenzia Onu per i rifugiati la maggior parte degli afghani però non è in grado di lasciare il Paese. “Chi rischia di essere in pericolo non ha una chiara via d’uscita” ha dichiarato Shabia Mantoo, portavoce dell’Unhcr. Mantoo ha ribadito l’appello alle nazioni che confinano con l’Afghanistan perchè lascino le frontiere aperte a chi chiede asilo. “L’Unhcr rimane preoccupata dal rischio di violazioni dei diritti umani contro i civili nel contesto in evoluzione - ha aggiunto Mantoo - incluse donne e bambini”

Torture verso le minoranze e arresti di governatori e funzionari: l’escalation di violenza dei talebani

I talebani hanno “massacrato” e torturato diversi membri della minoranza hazara in Afghanistan. Questa la denuncia di Amnesty International. Testimoni hanno fornito resoconti strazianti degli omicidi, avvenuti all’inizio di luglio nella provincia di Ghazni, secondo quanto riporta la Bbc. Nel rapporto pubblicato ieri Amnesty afferma che nove uomini hazara, il terzo gruppo etnico più grande del Paese, sono stati uccisi tra il 4 e il 6 luglio nel distretto di Malistan, nella provincia orientale di Ghazni. L’organizzazione ha intervistato testimoni oculari e ha esaminato le prove fotografiche dopo gli omicidi. Gli abitanti del villaggio hanno affermato di essere fuggiti sulle montagne quando i combattimenti tra le forze governative e i combattenti talebani si sono intensificati. Quando alcuni di loro sono tornati al villaggio di Mundarakht per raccogliere cibo, hanno detto che i talebani avevano saccheggiato le loro case e li stavano aspettando. E alcuni di loro hanno subito un’imboscata. Tre delle nove vittime sarebbero state torturate, agli altri i talebani avrebbero sparato. Un testimone oculare ha chiesto ai talebani il perché di tanta brutalità ed un combattente ha risposto: “Quando è il momento del conflitto, tutti muoiono, non importa se hai armi o meno. È il tempo della guerra”. Il segretario generale di Amnesty, Agnès Callamard, commentando l’eccidio, ha dichiarato: “La brutalità a sangue freddo di questi omicidi è un promemoria del passato dei talebani e un orribile indicatore di ciò a cui si potrebbe andare incontro con un governo talebano”.

Le violenze del gruppo fondamentalista si perpetuano anche sulla polizia e sulle personalità politiche. Il settimanale “Newsweek” ha riferito che i talebani hanno giustiziato nei giorni scorsi Haji Mullah Achakzai, capo della polizia della provincia di Badghis, presso Herat. Il giornale ha citato un video, circolato ieri su Twitter, in cui si vedono i talebani aprire il fuoco più volte contro l’ufficiale, bendato, e in ginocchio. L’autenticità del video sarebbe stata confermata da ufficiali di polizia e del governo, secondo quanto ha affermato un consigliere di sicurezza afgano, Nasser Waziri. Intanto, diversi funzionari del governo afgano precedentemente in carica sono stati arrestati dai talebani dopo che i ribelli islamisti hanno preso domenica scorsa la capitale Kabul, e si trovano tuttora in stato di detenzione. Lo denunciano i familiari delle persone arrestate, secondo quanto riferisce l’emittente afgana “Tolo News”. L’ex governatore di Laghman, Abdul Wali Wahidzai, e Lotfullah Kamran, capo della polizia della stessa provincia, si sono arresi ai talebani cinque giorni fa ma sono ancora detenuti dai talebani, hanno detto i parenti. “I talebani hanno rilasciato tutti i funzionari governativi, ma Kamran no” ha fatto sapere un parente, Abdul Ghani. Manca all’appello anche l’ex capo della polizia di Ghazni, Mohammad Hashem Ghalji, secondo quanto ha denunciato il figlio.

Sono almeno due i governatori delle provincie dell’Afghanistan di cui si sono perse le tracce o che sono stati arrestati dai talebani da quando, domenica scorsa, le milizie hanno conquistato la capitale Kabul prendendo il potere nel Paese. A riferirlo sono ong e media locali, come il portale di notizie Tolo news.
Stando a quanto riporta il sito di informazioni, i familiari dell’ex governatore della provincia orientale di Laghman, Abdul Wali Wahidzai, ne hanno denunciato l’arresto da parte dei talebani cinque giorni fa. Insieme a Wahidzai sarebbe stato arrestato anche il capo della polizia della provincia, Lotfullah Kamram. Il fratello del dirigente delle forze di sicurezza ha detto a Tolo che i talebani “hanno rilasciato molti funzionari del governo” nell’ambito dell’amnestia generale annunciata nei giorni scorsi, ma non suo fratello.
Un appello simile è arrivato anche dal figlio dell’ex capo della polizia di uno dei distretti di Ghazni, capoluogo dell’omonima provincia centro-orientale, una delle ultime città a cadere nelle mani dei talebani prima di Kabul. “Rilasciate mio padre, perché avevate promesso un indulto generale” l’appello del figlio del funzionario. A queste denunce si aggiunge quella della ong della comunità hazara Hope Hazara, che da diversi giorni lamenta la scomparsa della ex governatrice del distretto di Chahar Kint, nelle provincia settentrionale di Balkh, Salima Mazari. Gli attivisti, che tramite Twitter hanno lanciato un appello anche alla comunità internazionale, colpevole a detta loro di aver “dimenticato” Mazari, affermano che la ex governatrice è in custodia dei talebani. La politica era nota per la sua resistenza contro i miliziani e per essere una delle poche donne governatrici del Paese.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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