Tangenti Algeria, assolti in appello Saipem, Scaroni ed Eni

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I giudici della seconda sezione d'appello di Milano, al termine della camera di consiglio durata circa un'ora, in "parziale riforma delle sentenza di primo grado" hanno assolto Eni e l'ex amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, imputato per corruzione internazionale nel processo sulla presunta maxi tangente pagata da Saipem in Algeria. Niente più condanna per i sei imputati, né per Saipem ritenuta dalla corte non responsabile del presunto illecito amministrativo.  

La corte ha confermato l'assoluzione per Scaroni, attuale presidente del Milan, già assolto in primo grado "per non aver commesso il fatto" respingendo la richiesta avanzata dall'accusa, formulata in aula dal pg Massimo Gaballo, di condannare il manager a 6 anni e 4 mesi. I giudici hanno annullato le condanne per corruzione internazionale inflitte in primo grado (sentenza del 19 settembre 2018) a Farid Noureddine Bedjauoi (5 anni e 5 mesi), braccio destro dell'ex ministro dell'Energia del governo algerino, Chekib Khelil, ritenuto dagli inquirenti milanesi il collettore delle tangenti destinate ai politici di Algeri.  

Al centro del processo il presunto pagamento di quasi 198 milioni di euro di tangenti in Algeria per far ottenere a Saipem appalti da 8 miliardi di euro e 41 milioni per far ottenere a Eni l'autorizzazione del ministro dell'Energia algerino ad acquistare la società canadese First Calgary Petroleums, titolare dei diritti per lo sfruttamento di un giacimento algerino di gas, a Menzel, e far estendere la concessione di sfruttamento.  

Assolti l'ex direttore operativo di Saipem Pietro Varone e l'ex amministratore delegato del gruppo Pietro Tali; l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini, il presunto riciclatore delle mazzette Omar Habour e Samyr Ouraied, stretto collaboratore di Bedjauoi. Confermata l'assoluzione per il manager Eni Antonio Vella, ex responsabile del gruppo per l'area del Nord Africa. Revocata per Saipem la confisca per oltre 197 milioni di euro.  

"L’assoluzione era già stata pronunciata in primo grado e davanti al gup, credo che possiamo mettere la parola fine a questa vicenda complicata", afferma l'avvocato Enrico De Castiglioni, legale di Scaroni, dopo la conferma in appello della sua assoluzione. A chi gli chiede con quale spirito il suo assistito ha atteso la sentenza dei giudici d’appello di Milano, il difensore di Scaroni replica: "Il mio assistito è sempre stato sereno perché ha la coscienza tranquilla, non ha mai avuto dubbi sull'esito di questa vicenda giudiziaria". 

"E' un teorema inconsistente che ora è stato smontato. Siamo molto soddisfatti", è il primo commento a caldo dei difensori di Eni. E soddisfazione è stata espressa anche dall'avvocato Enrico Giarda, difensore di Saipem: "Ci speravano molto -ha affermato-, perché sono sette anni che sosteniamo l'assoluta estraneità di Saipem a qualsiasi fatto corruttivo quindi siamo contenti che finalmente le nostre argomentazioni sono state accolte in pieno dalla corte d'Appello di Milano in una sentenza che probabilmente sarà storica".  

"Era stato disposto il sequestro di 197 milioni di euro come confisca del profitto del prezzo del reato e ora -ha rimarcato il legale della società- è stata disposta la revoca della confisca, questo vuol dire per Saipem che non bisogna più mettere a bilancio questa cifra come rischio ipotetico. Attenderemo le motivazioni, ma siamo molto contenti che oggi qualcuno ci ha ascoltato".