Tangenti e corruzione alla Asl di Caserta, sei persone fermate

Cro/Ska

Roma, 24 lug. (askanews) - Le intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Napoli avevano permesso di arrestare in Brasile Pasquale Scotti, noto esponente della Nuova Camorra Organizzata che faceva capo al boss Raffaele Cutolo, a maggio del 2015, ma hanno anche fatto scoprire "un diffuso malaffare presso l'Azienda Ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta". In particolare, si legge in una nota della Procura di Santa Maria Capua Vetere, i carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni e sanità) hanno scoperto che il medico primario del reparto di Patologia clinica, marito della sorella di Scotti, aveva "distratto" a proprio beneficio "beni strumentali in dotazione della struttura sanitaria pubblica (strutture, macchinari, personale e reagenti chimici). Dalle indagini è poi "emersa l'esistenza e la operatività di un sodalizio criminale costituito dai dipendenti dell'unità operativa complessa di Patologia clinica dell'ospedale, attraverso il quale, presso il laboratorio ospedaliero, veniva eseguita una serie indeterminata di esami clinici su campioni prelevati ai clienti" del laboratorio privato "che provvedeva, poi, a richiedere, ingiustamente, il rimborso delle relative ricette di prescrizione alla competente Asl". Gli inquirenti hanno scoperto "l'esistenza di un sodalizio criminoso, caratterizzato da un'articolata ripartizione di compiti". Tra le attività criminali scoperte, le tangenti versate da ditte fornitrici, sotto forma di "compensi danaro o soggiorni nelle isole partenopee", ma anche, nel caso di una assistente di laboratorio, la corruzione di "un pubblico ufficiale, per ottenere in favore dei propri figli il positivo superamento delle prove di un concorso per l'arruolamento nell'esercito italiano" messa in pratica tramite una "provvista di denaro" ottenuta con "un ordinativo inutile per la struttura sanitaria pubblica". I carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare per sei persone: una in carcere, due ai domiciliari, una con l'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria e due, titolari di ditte fornitrici, la misura interdittiva dei rapporti con la Pubblica amministrazione.