Tangenti Eni in Nigeria, pm: 8 anni a Descalzi e Scaroni -2-

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Milano, 21 lug. (askanews) - Secondo il rappresentante della pubblica accusa, la stessa cifra deve essere anche confiscata in solido tutti i 13 imputati del processo milanese. Sul fronte delle condanne, la pena pi alta - 10 anni di carcere - stata chiesta per Dan Etete, l'ex ministro del petrolio nigeriano negli anni Novanta che, secondo quanto ricostruito nell'indagine condotte da De Pasquale insieme al collega Sergio Spadaro, avrebbe veicolato la maxi tangente attraverso la Malabu, societ a lui riconducibile. Richieste di pena pi basse (comprese tra un massimo di 7 anni e 4 mesi di carcere e un minimo di 6 anni ) per tutti gli altri imputati. Tra loro figurano i manager Eni Roberto Casula (ex capo divisione esplorazioni), Vincenzo Armanna (ex vicepresidente del gruppo in Nigeria) e Ciro Antonio Pagano (all'epoca dei fatti managing director di Nae, societ nigeriana del cane a 6 zampe), e i presunti intermediari della tangente, gli italiani Luigi Bisignani e Gianfranco Falcioni e il russo Ednan Agaev. Altri due presunti mediatori della mazzetta, l'italiano Gianluca di Nardo e il nigeriano Emeka Obi, erano gi stati condannati a 4 anni di carcere ciascuno con rito abbreviato. Stando all'ipotesi accusatoria cos come emerge dal capo di imputazione, grazie al pagamento della maxi tangete Eni e Shell avrebbero ottenuto "senza gara" e con una serie di clausole favorevoli "i diritti di esplorazione sul blocco 245". Sarebbe stato l'allora numero uno di Eni Scaroni a dare "il placet all'intermediazione di Obi", uno dei presunti intermediari nigeriani, "proposta da Bisignani e invitando Descalzi", allora direttore generale della Divisione Exploration & Production Eni, "ad adeguarsi". Scaroni e Descalzi avrebbero poi avuto un incontro con il presidente del governo nigeriano Goodluck "per definire l'affare". L'intera somma di denaro sarebbe stata bonificata su un conto londinese intestato al governo nigeriano per poi essere interamente girata, nel giro di pochi giorni, alla Malubu, societa privata di Etete, utilizzata come "veicolo" della maxi tangente. L'ex ministro avrebbe incassato 250 milioni di dollari "a profitto proprio e di numerosissimi altri beneficiari per l'acquisto di immobili, aerei, auto blindate e altro". Il resto della presunta mazzetta sarebbe invece finito nelle disponibilit del premier, Jonathan Goodluck, e di "altri membri del governo nigeriano all'epoca dei fatti". Altri soldi, infine, sarebbero stati "in parte trattenuti da intermediari e in parte retrocessi a favore di amministratori di Eni e Shell". Come i 50 milioni di dollari "in contanti" che sarebbero stati consegnati "presso la casa di Roberto Casula" di Abuja e gli oltre 900 mila dollari versati a Armanna "su un conto corrente".