Tangenti in Lombardia: l'ex eurodeputata Comi ai domiciliari -2-

Fcz

Milano, 14 nov. (askanews) - Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati già il 15 maggio, dopo l'interrogatorio davanti ai magistrati Marco Bonometti, imprenditore titolare delle Officine Meccaniche Rezzatesi e presidente di Confindustria Lombardia. L'industriale bresciano è accusato di aver sponsorizzato la campagna elettorale di Lara Comi per le ultime europee con 31 mila euro. Un finanziamento illecito mascherato, sostengono i pm milanesi, come il pagamento per un incarico di consulenza in realtà mai effettuato dall'esponente di Forza Italia, che si sarebbe limitata a copiare una tesi di laurea e altro materiale scaricato dal web. "Prestazioni intellettuali solo fittiziamente espletate - scrive il gip Mascarino - in quanto i relativi elaborati costituiscono l'accostamento di brani tratti da internet".

Gli arresti domiciliari sono scattati questa mattina, dopo le rivelazioni fornite agli inquirenti milanesi da Gioacchino Caianiello, il presunto "burattinaio" del sistema di tangenti, spartizione degli appalti, nomine pilotate e finanziamenti illeciti in Lombardia. "Lara Comi voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti di Maria Stella Gelmini per creare le condizioni di un sostegno in favore della sua ricandidatura", aveva fatto mettere a verbale nell'interrogatorio del 2 settembre scorso parlando ai magistrati di "un episodio che si è verificato tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 presso la casa dell'onorevole Gelmini a Milano". Secondo quanto riferito da Caianiello, Lara Comi era "fortemente" spaventata di non essere rieletta a Strasburgo e proprio per questo aveva "iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finaziamenti e alleanze politiche che potessero garantirle la rielezione".

Il nome di Lara Comi compare in sei dei sette capi di imputazione dell'ordinanza firmata dal gip Mascarino. E' infatti accusata di aver svolto il ruolo di "intermediaria" della corruzione per l'incarico di consulenza da 21 mila euro ottenuto da una sua amica, l'avvocato Maria Teresa Bergamaschi (pure lei indagata), da parte di Afol, "in cambio della promessa e della successiva retrocessione, materialmente avvenuta per il tramite di Lara Comi, di una parte del corrispettivo previsto per l'incarico stesso e, segnatamente, della somma di 1000 euro". A suo carico ci sono poi due episodi di false fatturazioni e due casi di truffa aggravata al Parlamento Europeo. Il primo riguarda il contratto di Andrea Aliverti, suo ex addetto stampa a Strasbugo, aumentato da 1000 a 3.495 euro "con il previo accordo tra le parti di consegnare una quota parte di tale compenso, pari a 1.500 euro mensili, in contanti a Carmine Gorrasi (l'ex segretario provinciale di Forza Italia a Varese arrestato nella prima tranche dell'inchiesta e poi tornato in libertà - ndr) per il pagamento delle spese delle strutture del partito Forza Italia nella provincia di Varese e per retrocedere una parte del corrispettivo a Giacchino Caianiello". Il secondo secondo coinvolge invece direttamente Caianiello che "a sua insaputa" avrebbe ricevuto un contratto "quale collaboratore locale dell'europarlamentare Lara Comi": 2450 euro al mese, sottolinea il gip, per 40 ore di lavoro alla settimana: "Un'attività - puntualizza il gip - mai effettivamente e concretamente svolta".

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