Tangenti Mose riciclate in immobili esteri: il punto sulle indagini

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Nel 2014, l’ex presidente Giancarlo Galan patteggiò 2 anni e 10 mesi di carcere per il suo coinvolgimento nelle tangenti relative al Mose di Venezia. Le mazzette, da quanto emerse lo scorso aprile, vennero reinvestite per acquistare ad esempio appartamenti di lusso a Dubai. La polizia economico finanziaria aveva sequestrato 12,3 milioni di euro. Si torna a parlare in questi giorni dell’infrastruttura (ancora incompiuta) che avrebbe potuto scongiurare il disastro del capoluogo veneto. Ma vediamo, invece, cosa emerse dalle indagini per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Tangenti Mose, il ruolo di Giancarlo Galan

L’inchiesta sugli investimenti all’estero delle tangenti incassate per il Mose ha coinvolto in primis l’ex presidente Giancarlo Galan. Quest’ultimo avrebbe patteggiato per due anni e dieci mesi di carcere, divenuti poi arresti domiciliari e infine una multa di 2,6 milioni di euro. Altre sei persone, però, rientrano nell’inchiesta: si tratta del commercialista di Galan e della moglie, dei due colleghi di studio del commercialista e due professionisti svizzeri, con il compito di tentare di nascondere il denaro.

Gli accertamenti finanziari realizzati dagli inquirenti mostrarono che tra il 2005 e il 2008 una quota cospicua di una società veneziana era stata affidata a Galan. Inoltre, i professionisti svizzeri misero a disposizione alcuni conti correnti intestati a società di Panama e delle Bahamas. Il denaro presente su questi ultimi, però, venne poi trasferito su un terzo conto corrente intestato alla moglie di un altro professionista padovano. Dopo una serie di trasferimenti, infine, il denaro sarebbe stato reinvestito in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto. La polizia avrebbe però sequestrato bene per 12,3 milioni di euro.