Tar dà ragione al Mibact: così l'Uomo vitruviano andrà al Louvre -3-

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Roma, 16 ott. (askanews) - Quindi - argomenta il Tar - anche nel caso dell'Uomo vitruviano 'il prestito appare dover essere ricondotto nell'ambito della fattispecie di uscita temporanea' che la legge (Dlgs 42 del 2004) ammette qualora sia "richiesta in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di reciprocità e per la durata stabilita negli accordi medesimi".

Per il Tar 'non appare fondata neppure la censura di violazione' della legge nella parte in cui 'impedisce l'uscita dal territorio della Repubblica di beni che possano subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli'.

E si ricordano in tal senso gli approfondimenti tecnici che sono stati svolti, come la relazione dell'Opificio delle Pietre Dure e la relazione sul prestito dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, che 'discostandosi motivatamente dai rilievi maggiormente cautelativi precedentemente formulati dal responsabile del Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie dell'Accademia e dal Funzionario restauratore conservatore, sono giunti alla conclusione che le criticità rappresentate possono considerarsi risolvibili con precise cautele sulla movimentazione, sulla riduzione del numero di giorni di esposizione e con condizioni di illuminamento limitate a 25 lux', ovvero l'intensità di illuminazione ambientale.

Riguardo invece la scelta di consentire l'esposizione ripetuta e ravvicinata nel tempo dell'opera (a Venezia dal 17 aprile al 14 luglio 2019; a Parigi dal 24 ottobre al 14 dicembre 2019', non è sindacabile dal giudice amministrativo. Nel caso in cui - ricordano i giudici - una tale rotazione superi i limiti lux/ora cumulabili per anno a cui l'opera può essere esposta, semplicemente l'opera dovrà essere tolta all'esposizone al pubblico per un periodo prolungato per consentirne il riposo al buio. Nel rispetto di tali limiti previsti dalla normative specifiche, infatti, 'le scelte relative alle forme e alle modalità di valorizzazione dei beni culturali sono connotate da ampi margini di discrezionalità'.(Segue)