Tassa globale su imprese potrebbe fruttare a Ue miliardi di euro

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Bandiera dell'Unione europea davanti alla sede della Commissione Ue a Bruxelles

BRUXELLES (Reuters) - L'Unione europea potrebbe ottenere ulteriori 50 miliardi di euro in tasse dalle multinazionali se l'Ocse troverà l'accordo sulla tassazione minima globale del 15% per le società.

È quanto emerge da uno studio dell'Osservatorio fiscale Ue per le istituzioni europee.

Secondo il rapporto, le entrate triplicherebbero, raggiungendo i 170 miliardi di euro, se l'aliquota fiscale minima globale concordata fosse del 25%.

Gli Stati Uniti hanno proposto a maggio una tassazione minima del 15%; l'aliquota ha ottenuto il sostegno di molti Paesi europei ed è considerato il compromesso più probabile rispetto a una più elevata del 25%.

Se fosse raggiunto un accordo, la nuova tassazione riguarderebbe le multinazionali e le grandi aziende tecnologiche come Alphabet e Facebook, che finora hanno spesso pagato pochissime tasse, nonostante gli enormi ricavi, aprendo uffici in Paesi a bassa tassazione come Irlanda, Lussemburgo o Paesi Bassi.

Tuttavia, l'aliquota fiscale minima finale dipenderà da un accordo interno all'Ocse e includerà anche una intesa su dove tassare le multinazionali, che specificherà se tutte le entrate devono essere tassate nel Paese d'origine o in quello in cui questi guadagni sono stati generati.

Molti Paesi stanno spingendo per concludere un accordo durante la riunione dei ministri delle Finanze del G20 che si terrà a luglio.

Il rapporto ha rilevato, tuttavia, che la Ue potrebbe ottenere più denaro dall'aumento delle tasse sulle proprie società che dalla tassazione di quelle straniere.

Inoltre, secondo lo studio, non è necessario che tutti i Paesi siano d'accordo sulla imposizione di una aliquota più alta perché questa sia efficace.

"Se un numero sufficiente di Paesi applicasse una tassa minima sostanziale (alle imprese che operano all'estero), i paradisi fiscali non potrebbero più attrarre attività o utili offrendo aliquote basse", afferma il rapporto.

"Sarebbero quindi incoraggiati ad aumentare le proprie aliquote fiscali, poiché non farlo significherebbe lasciare le entrate fiscali alla riscossione dei Paesi di origine delle imprese".

I paradisi fiscali non potrebbero più esistere se le principali economie decidessero di tassare le proprie imprese, conclude il rapporto.

"La spirale della concorrenza fiscale internazionale può essere fermata anche se i paradisi fiscali non aumentano le aliquote, e l'Unione europea potrebbe essere leader mondiale in questo processo", si legge ancora.

(Tradotto da Alice Schillaci in redazione a Danzica, in redazione a Roma Francesca Piscioneri, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614)

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