Tassonomia europea, ricorso di 12 ong contro l'inclusione di gas e nucleare

Tassonomia europea, ricorso di 12 ong contro l'inclusione di gas e nucleare

Dodici organizzazioni ambientaliste hanno presentato un ricorso contro la decisione dell'Unione Europea di etichettare come sostenibili gli investimenti nel gas e nel nucleare.

L'azione legale

Tra queste ci sono Greenpeace, ClientEarth, European Policy Office, Transport & Environment (T&E) del WWF e BUND (Friends of the Earth Germany): sostengono che l'inclusione di gas e nucleare nella tassonomia europea, classificazione pensata per indicare al settore finanziario quali attività economiche possono essere considerate sostenibili, viola lo stesso regolamento sulla tassonomia, ma anche la Legge europea sul clima e gli impegni assunti dall'Unione per rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

La Commissione avrà 16 settimane, estendibili a 22, per rispondere alle preoccupazioni delle ONG e se la risposta non risulterà soddisfacente, il ricorso sarà inoltrato alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

In una dichiarazione a Euronews, un portavoce ha affermato che la Commissione risponderà alla richiesta di revisione "a tempo debito". Secondo l'esecutivo comunitario, comunque, il regolamento sulla tassonomia consente loro di stabilire "criteri tecnici" per i quali le attività contribuiscono a mitigare il cambiamento climatico.

"Il gas crea insicurezza energetica"

Gli attivisti denunciano l'inclusione di gas e nucleare come decisione politica, mentre la regolamentazione della tassonomia dovrebbe seguire esclusivamente criteri scientifici.

"Abbiamo parlato con molte istituzioni finanziarie e più o meno tutte ci hanno detto quali sono questi criteri politici. Non c'è mistero su questo. C'è stato il coinvolgimento o l'interferenza del presidente francese Macron, del governo tedesco", spiega a Euronews Sebastien Godinot, un economista dell' European Policy Office del WWF.

"**Quindi si è trattato di un compromesso politico.**Non si basa su solidi criteri tecnici e scientifici".

Questo perché il gas è un combustibile fossile: le attività di esplorazione ed estrazione contribuiscono alle emissioni di carbonio, così come il suo utilizzo. Gli attivisti sottolineano anche i rapporti rilasciati dall'Agenzia internazionale per l'energia (IEA) e dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), in cui si afferma che non dovrebbero essere avviati nuovi progetti di estrazione di petrolio e gas se il riscaldamento globale vuole essere mantenuto entro gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.

Al di là dell'impatto ambientale, le ONG ora sottolineano anche come il gas sia ora centro della crisi energetica del continente, accelerata dalla guerra della Russia in Ucraina e dalla sua decisione di ridurre drasticamente le forniture all'Europa in risposta alle sanzioni.

"In questo momento, il gas sta creando insicurezza energetica e ha messo in luce la principale debolezza geopolitica dell'Europa", spiega Godinot.

"Finora, moli sostenevano che il gas è un motore per la sicurezza energetica. Invece è stato smascherato in modo molto brutale, come un fattore di insicurezza energetica e i responsabili politici dell'Unione Europea sono terrorizzati dall'arrivo dell'inverno, perché non sappiamo se avremo abbastanza energie alternative o altre fonti di gas per il nostro consumo energetico", ha aggiunto.

I critici dell'inclusione del nucleare criticano, intanto,la mancanza di piani chiari per smaltire le scorie in modo sicuro e senza impatto ambientale.

Le "mani sporche" della Commissione

Mentre l'Unione Europea cerca nuovi fornitori e prova a limitare consumi e costi delle bollette con una serie di misure, gli attivisti criticano la dinamica che porta gli estrattori di combustibili fossili a trarre benefici dall'attuale situazione di mercato.

"Le stesse persone che hanno causato la crisi climatica ed energetica, ne traggono profitto, mentre le persone soffrono", dice a Euronews Ariadna Rodrigo, attivista per la finanza sostenibile dell'UE di Greenpeace

"La Commissione europea ha un ruolo in tutto questo: si è sporcata le mani etichettando gas e nucleare come energie verdi. Il greenwashing del gas fossile e del nucleare ha radici politiche fin dall'inizio, ma ciò non aiuterà la Commissione europea in tribunale", ha aggiunto .

Le ONG che minacciano la causa, vorrebbero il ritiro completo dell'atto delegato. "La stessa regolamentazione della tassonomia è adatta allo scopo proprio perché richiede criteri basati sulla scienza", ha spiegato Godinot, che non è d'accordo sul fatto che l'etichettatura europea rappresenti il gold standard a livello mondiale..

."La tassonomia cinese è più ambiziosa di quella Ue sull'energia a gas. La tassonomia sudafricana è più ambiziosa, la tassonomia colombiana è più ambiziosa di quella. Quindi significa che l'Unione Europea sta sacrificando la sua leadership in materia di finanza sostenibile a causa di questo compromesso politico. Si tratta di un atteggiamento è molto controproducente, che invia un segnale disastroso a livello globale. Sta danneggiando pesantemente la credibilità dell'intera tassonomia".