Tatuaggi e piercing: i divieti dell'Esercito

La circolare è del 26 luglio, ma è stata pubblicata ieri sul sito forzearmate.org, e oggi fa, naturalmente, il giro dei media. Perché se pensavate che il tatuaggio potesse essere un problema solo per le miss di Miss Italia o per avere un posto in banca (almeno, una volta era così), be', forse non avete tenuto in considerazione il fatto che ci sono tatuaggi che potrebbero essere indesiderati se si fa parte delle Forze Armate.

L'oggetto del documento pubblicato online è inequivocabile: direttiva sulla regolamentazione dell'applicazione di tatuaggi da parte del personale dell'Esercito.
Si tratta di una direttiva dello Stato Maggiore dell'Esercito (Prot. n 3039/010/1.6/17) che riguarda l'«assetto formale» e il «decoro della persona»

Le motivazioni riguardano i «riflessi negativi che il ricorso a tatuaggi o piercing possono avere sulla capacità del singolo di assolvere determinati incarichi operativi, nonché eventuali aspetti sanitari».

Per quanto riguarda le situazioni operative, nella direttiva si legge che «l'eventuale presenza di segni esteriori dell'individuo appartenente alla Forza militare potrebbe ingenerare un senso di diffidenza/discredito da parte di appartenenti ad altri paesi che per motivazioni religiose o culturali disapprovino la pratica dei tatuaggi». Si parla, ovviamente, di coloro che prestano servizio in missioni all'estero.

E la direttiva è esecutiva. Questo significa che, dal momento della sua entrata in vigore, il personale dell'esercito non potrà più avere tatuaggi in parti visibili del corpo (il riferimento è dato dall'uniforme di servizio estiva, sia per gli uomini sia per le donne, e dall'uniforme ginnica per gli allievi dell'Accademia Militare e della Scuola Sottufficiali dell'Esercito).

Non solo. Vengono anche esplicitamente vietati su qualsiasi parte del corpo (non solo quelle visibili) «tatuaggi che abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o che comunque possano portare discredito alle Istituzioni della Repubblica Italiana ed alle Forze Armate». Fra questi ultimi, in particolare, ci sono quelli «palesemente in opposizione alla Costituzione» (non viene detto esplicitamente, ma naturalmente il riferimento è all'apologia del fascismo) o che identificano «l'appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all'odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica Italiana»

Fa un po' sorridere il fatto che, in mezzo al calderone, ci sia anche la semplice appartenenza a gruppi politici, ma tant'è, evidentemente perché la norma abbia effetto si è ritenuto di doverla proporre nella maniera più restrittiva possibile.

Per il piercing, la norma è ancora più restrittiva al punto 2: «E' vietato apporre piercing su qualsiasi parte del corpo».

E per chi è già nell'esercito e aveva tatuaggi? Per il momento, bisogna fare un censimento e dichiararli descrivendone dettagliatamente il contenuto; essi potrebbero essere motivo di esclusione per eventuali concorsi o addirittura generare dubbi a proposito del «mantenimento dell'idoneità al servizio».

Certo è – e lo ammette la stessa direttiva - ce non si può chiedere al militare di rimuoversi il tatuaggio, visto che l'intervento è invasivo. Ma è evidente che ci siano dei tatuaggi decisamente incompatibili con l'uniforme che rappresenta un'istituzione della Repubblica.

Da qui, dunque, evidentemente, la necessità dell'intervento in merito da parte dello Stato Maggiore dell'Esercito.

Negato un visto negli Usa per un tattoo della "Santa Muerte"Milano (TMNews) - Tattoo e carattere. Sembra questa la nuova frontiera dei controlli statunitensi sull'immigrazione dopo la denuncia di Jose Leonardo Diaz, un cittadino messicano di 25 anni, che sostiene di essersi visto rifiutare il visto d'ingresso a causa dei tatuaggi che porta sulla schiena. Il tattoo incriminato è quello in technicolor della "Santa Muerte" che peraltro non è solo un innocuo e un po' splatter distintivo identitario, in quanto la "Santa morte" rappresenta il santo patrono, per così dire,

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