Tav, maggioranza si spacca: bocciata mozione M5S

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La maggioranza si spacca. Con 181 no il Senato ha bocciato la mozione sulla Tav presentata dal Movimento 5 stelle. Successivamente sono state approvate quelle presentate da Pd, Più Europa, Fdi e Fi, rispettivamente con 180, 181, 181 e 182 voti favorevoli. In Aula si è arrivati al culmine di continue tensioni tra M5S e Lega sull'opera e non solo. Così come confermato in un tweet da Matteo Salvini. "Gli insulti di Renzi, della Boschi e del Pd mi divertono, gli attacchi quotidiani dei 5Stelle mi dispiacciono. Come si fa a lavorare così???" ha scritto il vicepremier. 

La prima mozione è stata quella presentata dal Movimento 5 Stelle, che deliberava "di avviare, in sede parlamentare, un percorso immediato volto a promuovere, per quanto di competenza, l'adozione di atti che determinino la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione e la gestione della sezione transfrontaliera del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione" e "una diversa allocazione delle risorse stanziate per il finanziamento della linea al fine di promuovere la loro riassegnazione all'entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente destinate ad opere pubbliche alternative, maggiormente utili ed urgenti, sul territorio italiano". 

E' cambiata la mozione presentata dal Pd. Il testo, solo due righe, "impegna il governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per consentire la rapida realizzazione della nuova linea ferroviaria Tav Torino-Lione". Tolte dunque tutte le premesse che ricostruivano l'iter dell'opera e contenevano critiche nei confronti delle posizioni assunte da governo e maggioranza attuali. "Il Pd non finisce mai di stupire - ha commentato in una nota il senatore M5S Alberto Airola - Mentre alla Camera presenta una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini, al Senato riscrive la mozione sul Tav per andare incontro alla Lega".  

A illustrare la posizione del Carroccio è stato il capogruppo Massimiliano Romeo che in Aula ha ribadito: "Ci comporteremo con coerenza e voteremo a favore delle mozioni per la Tav e voteremo contro le mozioni che invece vogliono bloccare l'opera". "Oggi chi vota no al Tav si prenderà la responsabilità politica delle scelte che saranno prese nei prossimi giorni e nei prossimi mesi" ha avvertito Romeo nella sua dichiarazione di voto.  

"Le mozioni sulla Tav sono la resa dei conti finale fra M5S e Lega - ha affermato la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli - A prescindere dall'esito delle votazioni, questa è la fotografia evidente di una maggioranza innaturale, divisa, dilaniata non su questioni di second'ordine ma su temi cruciali per il Paese come quello delle infrastrutture. Dopo il mezzogiorno di fuoco al Senato, delle due forze politiche ne rimarrà in piedi soltanto una".  

All'attacco anche il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, per il quale "la seduta del Senato ha dimostrato in maniera assolutamente evidente che il governo non ha più una maggioranza. La Tav non è solo una fondamentale infrastruttura utile allo sviluppo del Paese. Ma è anche figlia di accordi e trattati internazionali. Un governo non può non avere una sua maggioranza in politica estera e questo governo non ce l’ha". "Il presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata - chiede Zingaretti - L’Italia ha bisogno di lavoro, sviluppo, investimenti e ha bisogno di un governo che si dedichi a questo e non ai giochi estivi di Salvini e Di Maio contro gli italiani".  

"Tav: vince l’Italia - commenta Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia - Con l'approvazione delle mozioni per il sì, compresa quella di Fdi, il Parlamento si è espresso in maniera inequivocabile e speriamo definitiva sulla Torino-Lione. Oggi come ieri, la posizione di Fratelli d’Italia è sempre stata la stessa: sì Tav, sì alla difesa degli interessi italiani e alla costruzione di un futuro di crescita per i nostri figli". "Si tratta - aggiunge - di battaglie che uniscono la politica, oltre ogni schieramento. Chi divide e dice no difende sé stesso e il suo partito, non l’Italia".