Tav e governo, resa dei conti

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Ultimo bivio prima della pausa estiva. Per questa mattina è convocata la seduta del Senato per esaminare le sei mozioni presentate sulla Tav, dopo l'annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di proseguire con i lavori, lasciando comunque al Parlamento l'ultima parola. Un'intenzione che il Movimento 5 Stelle non ha lasciato in sospeso, presentando una mozione che "delibera di avviare, in sede parlamentare, un percorso immediato volto a promuovere, per quanto di competenza, l'adozione di atti che determinino la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione e la gestione della sezione transfrontaliera del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione" e "una diversa allocazione delle risorse stanziate per il finanziamento della linea al fine di promuovere la loro riassegnazione all'entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente destinate ad opere pubbliche alternative, maggiormente utili ed urgenti, sul territorio italiano". 

Un testo sul quale, almeno questa è la linea ufficiale che sta emergendo, voteranno contro Pd, Forza Italia e Fratelli d'Italia, che saranno quindi regolarmente presenti in Aula, dopo che nei giorni scorsi si era parlato di un possibile forfait del movimento azzurro per far deflagrare le contraddizioni all'interno della maggioranza. 

Contrasti emersi in tutta la loro evidenza con le dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, in totale disaccordo con chi si dice contrario alla Tav. In ogni caso rimangono tuttora interrogativi su quello che sarà al Senato l'atteggiamento della Lega. "Tutti dicono che c'è bisogno di infrastrutture, porti, aeroporti. Noi voteremo qualsiasi mozione che sostenga crescita, futuro, progresso e mobilità" ha detto ieri Salvini, rispondendo a chi gli chiedeva cosa voterà la Lega in Senato. "Mi stupisce che nel 2019 c'è chi dice no al progresso", ha quindi aggiunto riferendosi alla posizione del M5S. La Lega non ha presentato suoi testi e solo all'ultimo momento deciderà come valutare quelli depositati dagli altri partiti, a partire naturalmente da quello dei grillini.  

A favore di quest'ultimo potrebbero votare anche senatori di altri Gruppi. Ad esempio Tommaso Cerno, del Pd, che lo ha sottoscritto. Oppure Loredana De Petris, di Leu, prima firmataria di una mozione che impegna il governo "a non procedere alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione", e "a trasferire le risorse risparmiate sul trasporto ferroviario regionale, sulle principali tratte pendolari connesse alle aree metropolitane e sul trasporto pubblico". Un documento che ha raccolto le firme anche di Maurizio Buccarella, Paola Nugnes, Saverio De Bonis, Carlo Martelli e Francesco Laforgia. In pratica quindi ai 107 voti M5S se ne potrebbero sommare altri sette, arrivando così a 114.  

Fi, Pd e Fdi, se presenti in maniera compatta, sulla carta dispongono invece di 130 voti, ai quali se ne potrebbero aggiungere altri, a partire da quello di Emma Bonino, prima firmataria di una mozione, sottoscritta anche da Riccardo Nencini, Pier Ferdinando Casini e Mario Monti, favorevole alla Tav. A quel punto quindi la Lega, se i suoi voti non dovessero risultare determinanti, potrebbe anche decidere di non affondare il colpo contro gli alleati di governo, evitando quindi di dire no al testo M5S, che sarà il primo ad essere discusso, mentre potrebbe essere confermato l'orientamento che emerge in queste ore di sostenere quelli presentati dagli altri partiti, che impegnano il governo a proseguire i lavori per la Tav. Si tratta dei testi depositati da Forza Italia, Pd, Fratelli d'Italia e, come detto, 'Più Europa'. Una partita a scacchi che rimarrà comunque aperta fino all'ultimo, anche perché, al di là delle valutazioni sul merito della questione, l'opposizione potrebbe oggettivamente aiutare la maggioranza a non far esplodere i contrasti che sul tema appaiono insanabili.  

Ieri sera, al termine del Consiglio dei ministri, da fonti di palazzo Chigi si è appreso che "la votazione sulla mozione Tav, in programma al Senato, non prefigura in alcun modo un sindacato sull’operato del governo né tantomeno sull’operato del presidente del Consiglio''. Alla vigilia del voto sulla mozione Tav proposta dal Movimento 5 Stelle si è ricordato che ''il tentativo di revisione del progetto Tav si è rivelato infruttuoso per la determinazione della Francia di proseguire nella realizzazione dell’opera e per la disponibilità della Commissione europea a integrare il finanziamento già stanziato''. Il governo ''in ragione degli accordi bilaterali già sottoscritti con la Francia e ratificati dal Parlamento italiano, non è in condizione di sottrarsi, con determinazione autonoma e unilaterale, agli impegni già assunti''. ''Ovviamente il Parlamento, nelle sue prerogative sovrane, potrà valutare diversamente, assumendosi la responsabilità di intraprendere un percorso finalizzato a impedire, in maniera unilaterale, la realizzazione dell’opera''.