Tav, giustizia e autonomia sono le mine vaganti per la maggioranza di governo

giovanni lamberti

Nella maggioranza si spiega che la riunione di oggi a palazzo Chigi sul ponte di Genova è stata operativa e proficua. Un segnale che, tra gli scontri e le polemiche tra M5s e Lega, l'esecutivo continua a lavorare. Il clima positivo è testimoniato anche da una frase che il presidente del Consiglio ha detto rivolgendosi al governatore della regione Liguria, Toti: dicono che io stia cercando di fondare un partito, anche tu sei alla ricerca di un partito. Potremmo fare un partito insieme...  

Semplicemente una battuta, accolta con il sorriso dai presenti, ma è un segnale che non si va certo verso un 'governo balneare', come ipotizzato - tra i timori - da molti parlamentari della maggioranza e non. Restano comunque le perplessità all'interno del Carroccio sulla tenuta del governo e sulla direzione di marcia.

Oggi il sottosegretario Giorgetti ai suoi interlocutori ha detto che venerdì partirà per la montagna. Niente feste della Lega, se ne parlerà a settembre. Il numero due del partito di via Bellerio ha promesso che non sparerà sul governo ma l'ala che puntava alle elezioni anticipate ancora ritiene che il Capo dello Stato avrebbe agevolato il percorso delle urne.

In ogni caso gli scogli sul quale M5s e Lega possono incagliarsi non mancano. A partire dalla Tav. Perché è vero che la Lega non presenterà una propria mozione sulla Torino-Lione e si limiterà a bocciare quella dei pentastellati che impegna il Parlamento ma non l'esecutivo, ma è altrettanto vero che per i leghisti sarà difficile non votare la mozione dei dem.

Di Maio insiste sull'inciucio tra Pd e Lega, ma i 'big' ex lumbard fanno un altro ragionamento. Un voto contrario della Lega potrebbe essere un messaggio fuorviante da inviare a Bruxelles. Si prevedono altri scontri quindi nella maggioranza sul tema delle grandi opere, considerando poi che il ministro Toninelli proponendo un tavolo sulla Gronda ha di fatto certificato il no del Movimento.

Si profila inoltre un 'duello' pure sul tema della giustizia. Domani mattina Salvini verrà a Roma e al primo punto dell'agenda ha una riunione sulla cosiddetta 'bozza Bonafede'. Per la Lega si è occupato del dossier il ministro Bongiorno che - riferiscono fonti parlamentari del Carroccio - ha inserito una serie di linee guida che il responsabile della Giustizia doveva tenere conto.

Accelerazione dei processi e sanzioni ai magistrati, i principi cardini. Mentre il tema della separazione delle carriere dovrebbe essere estromesso dalla partita. "Il problema però - spiega un esponente della Lega - è che M5s vuole allungare perfino il tempo delle indagini e non prevedere la comunicazione sulla notifica della proroga dell'avviso di garanzia".

La Lega si trova di fronte due strade: bocciare la 'bozza Bonafede' o puntare alle modifiche in Parlamento. Tuttavia la partita è aperta, visto che Forza Italia nei prossimi giorni presenterà una proposta di legge per sopprimere la riforma della prescrizione targata Cinque stelle. Non è del tutto escluso che, di fronte ad un clima incandescente, la Lega possa in qualche modo agevolare la proposta o chiedere, in assenza di un accordo sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, una proroga di un anno sull'entrata in vigore della riforma. "Deciderà Salvini, per noi si tratta di una riformicchia", dice un senatore.

Altro capitolo sul tavolo dell'esecutivo è quello sull'autonomia. "Le proposte del governo mi fanno rabbrividire", ha detto il governatore della Lombardia, Fontana, mentre il premier Conte è al lavoro per sciogliere il nodo sulle risorse e dei Beni culturali. Intanto gli 'sherpa' economici della Lega si incontreranno con Salvini per mettere a punto la flat tax.

Il vicepremier della Lega ha dato la disponibilità a far slittare il tavolo con le parti sociali a settembre ma sono emersi molti dubbi per esempio sulla proposta di Tria di istituire una banca del Mezzogiorno. "Si tratta di uno strumento già utilizzato", spiega un membro di governo del Carroccio. In ogni caso M5s e Lega stanno lavorando per una 'tregua' (tra l'altro c'è un accordo di massima sulle nomine riguardanti Agcom e l'Autorità di garanzia sulla Privacy) in modo da evitare crisi ferragostane.

Niente governo balneare, dunque. A patto che sul dl sicurezza al Senato fili tutto liscio. C'è fermento tra i cosiddetti 'dissidenti' pentastellati. "Alla fine solo 5 o 6 voteranno contro", frenano però dal Movimento 5 stelle. Di Maio si dice tranquillo: "Avanti tutta".

"Quando si tratta di evitare di andare a casa vedrete che i numeri arriveranno", la convinzione nella Lega ma permane la preoccupazione per le mosse dei malpancisti M5s. Salvini parlando con i suoi è stato chiaro: "Sul dl sicurezza niente scherzi". Il ricorso alla questione di fiducia è pressoché certo. Si giocherà sulle assenze in Aula.

Il Pd punta a dividere M5s e Lega, sia sulla Tav che sulla calendarizzazione della mozione di sfiducia a Salvini. Su quest'ultimo punto i pentastellati hanno frenato ("Solo parolai", la reazione del segretario dem Zingaretti).