Tavolo di programma, gli alleati si interrogano su Renzi

Red
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Roma, 31 gen. (askanews) - Si riprende lunedì mattina alle 9.30 a Montecitorio. Il mandato esplorativo affidato da Sergio Mattarella a Roberto Fico, dopo il primo giro di consultazioni alla Camera con le forze di "maggioranza" (uscente e potenziale, con il nuovo gruppo dei "responsabili" del Maie al Senato) partorisce per ora un tavolo di lavoro programmatico che lo stesso presidente della Camera supervisionerà. Dagli incontri, spiega al termine del primo giro delle consultazioni, "è emersa la disponibilità comune a procedere con un confronto su temi e punti programmatici per raggiungere una sintesi" e quindi "ho promosso l'avvio di questo confronto per la mattinata di domani qui a Montecitorio".

"In questi momenti serve un esecutivo forte", ammonisce Di Maio, ma la giornata, al di là delle consultazioni resta tesa anche nel Movimento 5 stelle, con i vertici impegnati nel confronto interno per cercare di chiarire quali carte giocare al tavolo del programma. Ma sul Movimento resta l'ombra del dissenso dell'ala legata ad Alessandro Di Battista, che continua a sparare contro l'ipotesi di un nuovo accordo con Matteo Renzi e Italia viva. "Oggi che allontanare definitivamente il renzismo dalla scena politica italiana non è affatto impossibile, credo - scrive Di Battista in un commento su Tpi - sia un dovere morale andare fino in fondo. Ancor di più per le dichiarazioni renziane sulla revoca delle concessioni autostradali, quella revoca che i parenti delle vittime della strage di Genova chiedono da 892 giorni". Già le concessioni: battaglia simbolo per i 5 stelle, ma la linea ufficiale del Movimento è "evitare i temi divisivi": appello ufficialmente rivolto a Iv perché non pretenda di imporre il Mes (il cosiddetto fondo salva-Stati con la sua linea di credito sanitaria) ma che vale anche per il fronte interno, perché rialzare la bandiera della revoca della concessione ad Aspi potrebbe essere causa di rottura al tavolo di programma. Però anche i 5 stelle hanno i loro paletti da far presente, e non a caso la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo parla di salario minimo su Facebook. "Se pensano che noi passiamo i prossimi due anni a smontare il reddito di cittadinanza non hanno capito", dice una fonte qualificata del M5S.

M5S, Pd e LeU tengono ferma la difesa del nome del premier uscente Giuseppe Conte come punto comune del confronto, per ora. Il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, sospettato dai fedelissimi di Conte di rapporti troppo stretti con il suo ex leader Renzi, spiega che "rimettere in salute questa maggioranza" a suo giudizio "è molto importante" e aggiunge ribadendo la linea ufficiale: "Credo lo si debba fare con Conte". Ma mette in guardia con la tentazione degli "attacchi personali" e ammonisce: "Non ci può essere niente o nessuno che si senta superiore alla funzione di servizio che rappresentiamo".

Renzi chiede un "governo politico" e un "un documento scritto. Puntuale. Con dentro tutte le cose che vogliamo fare", perché "non accetteremo di uscire da questa crisi senza un impegno solenne, scritto, sui contenuti". Solo dopo, dice al Corriere della sera, si potrà parlare "di nomi". E pazienza se la richiesta richiama un po' alla memoria il "contratto di governo" fra Lega e M5S, a suo tempo molto criticato dai vertici del Pd renziano.

Nei palazzi della politica, comunque, ci si interroga sulle mosse di Renzi: "A noi non risulta che lui abbia chiesto alcuni ministeri o la testa di alcuni ministri in particolare", dicono dal Pd, che ribadisce l'intenzione di discutere su un programma di legislatura, a partire dai contenuti già sottoposti a Conte lo scorso dicembre. "Domani sarà più chiaro", racconta una fonte parlamentare di Liberi e Uguali, "per ora non sappiamo quali carte metterà sul tavolo". "Ma è plausibile - osserva dal canto suo una fonte governativa - che Italia viva chieda un ministero di spesa per gestire una quota del Recovery plan". In questo senso, "può chiedere la testa di Gualtieri", difeso oggi dal numero uno di Confindustria Bonomi, "mirando in realtà allo Sviluppo economico, a condizione che abbia un ruolo nella gestione dei fondi europei". Se così fosse, se cioè la chiave per l'intesa tornasse a essere la "governance" (non solo burocratica ma politica) del Piano di ripresa e resilienza, avrebbero ragione i vertici del M5S che puntano proprio sugli appetiti delle forze politiche rispetto ai 209 miliardi da erogare nella fase post pandemia come carta per ricucire la maggioranza. Fermo restando che per avere i numeri necessari a governare senza esporre il Conte ter - o un ipotetico altro governo - serviranno tutti, se possibile, i senatori stellati. Partita questa ancora da giocare.