Teheran, i sit-in degli universitari sfidano i divieti

Ancora proteste in Iran e altri scontri. A Teheran le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti in un centro commerciale. Migliaia di studenti, ma anche gente comune, continua a scendere in piazza in tutto il paese, sfidando i divieti e in nome di Mahsa Amini, la 22enne curda morta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non portava il velo in modo corretto.

Intanto gli studenti universitari stanno organizzando scioperi a sostegno delle proteste anti-governative mentre le autorità hanno limitato l'uso di Internet. Sui social è esplosa la rabbia per le vittime della violenta repressione delle manifestazioni.

La gogna dei processi pubblici

Il governo centrale ha annunciato che si terranno processi pubblici per 1.000 persone arrestate durante le proteste nella capitale Teheran. Ma le violenze proseguono con poliziotti in borghese che sparano conto la folla come accaduto non solo nella zona dell'università della capitale. I processi si terranno per direttissima come annunciato dall'agenzia di stampa Tasnim.

La riprovazione internazionale

Amnesty International definisce quella di Teheran come una "repressione brutale". Durante il fine settimana si sono ancora moltiplicati gli scontri fra dimostranti e forze dell'ordine. Almeno 283 persone sono morte e più di 14.000 sono state arrestate dall'inizio delle proteste sette settimane fa. Alcuni dei reati contestati ai manifestanti prevedono la pena di morte.