Telefoni cellulari e tumori, le conclusioni del rapporto dell’Iss

telefoni cellulari

L’utilizzo prolungato del cellulare, per più di dieci anni, non aumenta il rischio di neoplasie maligne (glioma) o benigne (meningiomi, neuromi acustici, tumori dell’ipofisi o delle ghiandole salivari). Lo ha rivelato il Rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche” diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio dell’Iss

Utilizzare per tante ore il cellulare ha sempre fatto sorgere delle preoccupazioni sulla probabilità di aumenti del rischio di tumore a causa della continua esposizione alle radiofrequenze (RF). La Iarc nel 2011 le ha inserite nel gruppo 2B (possibili cancerogeni). Il rapporto Istisan, curato da un gruppo multidisciplinare di esperti di diverse agenzie italiane (Iss, Arpa-Piemonte, Enea, Cnr-Irea), si è occupato della questione, esaminando le caratteristiche e i livelli di emissione delle sorgenti di radiofrequenze più importanti per la popolazione come antenne radiotelevisive, stazioni radio base, WiFi, telefoni cellulari. L’esposizione personale dipende dai livelli di campo nei luoghi dove si svolge la vita quotidiana, dal tempo trascorso nei diversi ambienti e dalle emissioni dei dispositivi utilizzati a stretto contatto. Secondo quanto riferiscono gli esperti, “gli impianti per telecomunicazione sono aumentati nel tempo ma l’intensità dei segnali trasmessi è diminuita con il passaggio dai sistemi analogici a quelli digitali. La distanza da sorgenti fisse ambientali non è un buon indicatore del livello di radiofrequenze all’interno di un’abitazione perché molte antenne sono direzionali e le radiofrequenze sono schermate dalla struttura degli edifici e da altri ostacoli naturali”. La conclusione degli studiosi è che non ci è un aumento del rischio di neoplasie maligne (glioma) o benigne (meningiomi, neuromi acustici, tumori dell’ipofisi o delle ghiandole salivari). Tuttavia i dati attuali non hanno consentito di dare valutazioni accurate del rischio dei tumori intracranici a più lenta crescita e non sono presenti dati sugli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia.