Telegram anticipa Facebook e lancia la sua criptovaluta entro ottobre

paolo fiore

Rieccola Gram, la moneta digitale di Telegram. Se ne erano perse le tracce da più di un anno. Adesso, scrive il New York Times, sarebbe pronta al lancio. Telegram ha fretta: se non lo facesse entro fine ottobre, rischierebbe di rimetterci un paio di miliardi.

Il ritorno di Gram

Di Gram si era era parlato all'inizio del 2018, quando l'applicazione aveva lanciato la sua Ico. O, meglio, una “prevendita” privata con la quale offriva la criptovaluta in cambio di dollari ed euro (non, come di solito accade di solito in questi sistemi di raccolta, bitcoin o ether).

In due tornate ha ottenuto 1,7 miliardi di dollari, arrivati (altra cosa che discosta l'operazione da un'Ico classica) da un numero limitato di investitori (175), soprattutto istituzionali (compresi venture capital come Benchmark e Lightspeed Capital).

Poi il progetto si era eclissato: troppe le incognite normative. Pur senza citare Telegram, pochi giorni dopo la prevendita di Gram, il presidente della Securities and Exchange Commission, Jay Clayton, aveva sottolineato che “molte Ico sono illegali” e che “molti promotori e partecipanti non seguono le regole” della Sec. La tonitruante criptovaluta di Telegram si era risolta in una bolla di sapone: tanti proclami, nulla di fatto.

Cosa vuole farci Telegram

Adesso Telegram rilancia le sue ambizioni. E vuole farlo in tempi molto brevi: Gram potrebbe arrivare entro due mesi. La data non sarebbe casuale. Se si andasse oltre il 31 ottobre, il fondatore Pavel Durov sarebbe costretto a restituire le risorse raccolte. La clausola, di cui si era vociferato in passato, è stata confermata dal New York Times, che avrebbe letto i documenti ufficiali nelle mani di alcuni investitori.

Per accelerare il lancio, Telegram proporrà un periodo di test “entro una o due settimane”. Se rispettasse il termine di fine ottobre, il Gram sarebbe lanciato in anticipo rispetto a Libra, la moneta digitale ideata da Facebook. Gli scopi dichiarati sono simili: utilizzare la criptovaluta per acquistare beni e trasferire moneta in tutto il mondo a prezzi minimi. “Nascerà – si leggeva in un documento presentato ai potenziali investitori del 2017 - un'intera nuova economia piena di beni e servizi venduti via criptovaluta”.

Le differenze con Libra

Il funzionamento di Gram resta ancora molto opaco. E il suo funzionamento è diverso da Libra Prima di tutto, la moneta di Telegram non è una stablecoin. Il suo valore non è ancorato a beni reali (come Libra) ma fluttua in base a scambi e protocollo, come i bitcoin. E, come i bitcoin, Gram potrebbe essere scambiata (e non solo convertita). La moneta sarebbe governata da una rete decentralizzata (battezzata Telegram Open Network, Ton), su cui far viaggiare messaggi, file, transazioni e “contratti intelligenti”. Insomma: un micro-universo, digitale e autonomo, disponibile per tutti gli utenti dell'app. Non si sa quanti siano di preciso, ma nel gennaio 2018 Telegram ha annunciato di aver superato quota 200 milioni.

La moneta torna, i dubbi restano

Nonostante l'accelerazione, restano ancora tante le incognite. Le ragioni che avrebbero portato a bloccare il progetto nel maggio 2018, sono ancora presenti. Anzi, sono ancora più solide: i regolatori sono sempre più attenti al settore crypto e alle monete digitali. E se da un lato Libra ha riproposto il tema e lo ha reso popolare, dall'altro ha anche allertato gli Stati. Un anno e mezzo fa, Durov aveva provato a giocare d'anticipo. Dopo settimane di voci, l'offerta di Gram era arrivato pochi giorni dopo la pubblicazione di un post in cui Zuckerberg, elencando i buoni propositi per l'anno nuovo, aveva parlato di criptovalute e decentralizzazione.

Allora Gram sembrava un passo avanti. Adesso prova a stringere i tempi per precedere Libra, ma oggi la moneta di Facebook è un progetto concreto e, potenzialmente, un concorrente capace di castrare le ambizioni di Gram. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, vive inoltre in una posizione più scivolosa. Ha dovuto lasciare la Russia per non aver rispettato le norme sulla privacy di Mosca, che gli ha imposto la vendita del social network Vkontakte e ha bloccato Telegram. È un miliardario ma non ha la stessa potenza economia e politica di Facebook e dei suoi partner.