Tensione sui soldi alle imprese. Braccio di ferro Gualtieri-5s su Cdp, si cerca ancora un compromesso

ROME, ITALY - MARCH 03, 2020: Foreign Minister, Luigi di Maio and Economy Minister, Roberto Gualtieri during the presentation of the Extraordinary Plan 2020 for the promotion of Made in Italy ahead of the Corona virus emergency at the Farnesina in Rome.- PHOTOGRAPH BY Cosimo Martemucci / Echoes Wire/ Barcroft Studios / Future Publishing (Photo credit should read Cosimo Martemucci / Echoes Wire/Barcroft Media via Getty Images) (Photo: Barcroft Media via Getty Images)

Il decreto sui soldi da dare alle imprese dilaniate dal virus è ancora imballato. E allora serve un vertice di maggioranza. Urgente. Poco dopo le nove e mezza di mattina si accende a palazzo Chigi il collegamento in videoconferenza tra Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione dei partiti. Eccolo l’ultimo tentativo del governo per portare il provvedimento sul tavolo del Consiglio dei ministri. Serve un passaggio politico, l’ennesimo, per sciogliere i nodi. Uno su tutti, quello che divide i 5 stelle da Gualtieri. Sarà Sace, il braccio assicurativo-finanziario dedicato all’export della Cassa depositi e prestiti, a gestire le garanzie sui prestiti per le grandi imprese, ma è scontro sul ruolo di “indirizzo e coordinamento” che spetterebbe a via XX settembre. I grillini non ne vogliono sentire parlare. E poi ci sono i renziani, che premono per portare la garanzia sui prestiti alle big al cento per cento. 

Lo scontro tra Gualtieri e i 5 stelle su Sace piomba sul tavolo del Cdm

Il vertice non riesce a sbrogliare il nodo Sace. Le posizioni divergenti approdano al Consiglio dei ministri, che prende il via intorno alle 12.30, in ritardo rispetto all’orario previsto. “Si deciderà durante il Cdm”, rivela una fonte di governo. Ma dopo aver approvato il decreto sulla scuola, il Cdm prende atto che non c’è ancora la quadra sul decreto per le imprese. La riunione viene sospesa e aggiornata a metà pomeriggio.  

Il punto incriminato si trova all’articolo 1 di una bozza del decreto che Huffpost ha consultato. Comma 5: “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze possono essere impartite a Sace S.p.A. indirizzi sulla gestione dell’attività di rilascio delle garanzie e sulla verifica, al fine dell’escussione della garanzia dello Stato, del rispetto dei suddetti indirizzi e dei criteri e condizioni previste dal presente articolo”. Questo articolo dice che il Tesoro ha poteri di indirizzo di indirizzo e di coordinamento su Sace in relazione alla gestione delle garanzie sui prestiti. Non è una questione solo politica, di tensione tra i grillini, che vogliono presidiare il fortino Cdp, e il ministro dell’Economia. Il fronte dei contrari ne fa una questione di strategia economica: in Francia c’è un unico cappello - la Banca pubblica di investimento - a tenere insieme l’offerta di debito, equity e garanzie. Così come in Germania. L’indirizzo e il coordinamento del Tesoro su Sace, spiegano i contrari, “porta a uno smantellamento” del sistema italiano. 

I renziani spingono per portare le garanzie sui prestiti per le grandi imprese al 100%

Il nervo scoperto sulle garanzie, invece, fa riferimento a un altro passaggio del decreto, dove le garanzie sui prestiti per le grandi aziende vanno dal 70 al 90 per cento. Nel corso del vertice, i rappresentanti di Italia Viva - viene riferito da alcune fonti del partito - “hanno lottato per estendere il più possibile il 100% di garanzia”. Seguendo la linea dettata da Matteo Renzi poche ore prima via Facebook: garanzia al 100% e anche per le partite Iva. 

Le percentuali delle garanzie fanno riferimento al meccanismo alla base del decreto e dei soldi che saranno dati alle imprese. La posta in gioco è elevatissima: dieci miliardi a mettere sul piatto per un effetto leva da 200 miliardi di prestiti garantiti. 

I soldi alle grandi imprese: come funziona il meccanismo 

Sarà Sace a gestire la partita. L’impresa va dalla banca, che eroga il prestito fino a un massimo del 25% del fatturato registrato l’anno scorso. Il prestito ha una durata fino a sei anni. Se l’impresa non riesce a restituirlo, allora subentra la garanzia dello Stato. Fino a quanto? Se la garanzia è al 100%, quindi totale, il rischio per l’azienda si annulla. Paga tutto lo Stato. Non se è al 90%, piuttosto che all′80% o al 70 per cento. 

La quadra sulle piccole e medie imprese. Ma solo quelle sotto i 25mila euro non avranno vincoli

La soluzione è stata individuata domenica sera. I soldi passeranno dal Fondo di garanzia delle Pmi, che sarà rifinanziato con 7 miliardi. Garantirà liquidità per 100 miliardi alle aziende che hanno fino a 499 dipendenti. La garanzia sarà al 100% per i prestiti fino a 800mila euro, ma con una differenza. Quelli fino a 25mila non avranno la valutazione del merito di credito, mentre quelli superiori sì. La valutazione del merito di credito è un check sull’affidabilità dell’impresa in relazione al prestito che gli verrà concesso. Rallenta, di fatto, l’iter per l’erogazione dei soldi. Da 800mila euro e fino a 5 miiloni di euro, la garanzia sarà al 90%, con la possibilità di arrivare al 100% attraverso la controgaranzia dei Confidi, cioè dei consorzi che offrono garanzie creditizie.

La trattativa della domenica 

Era stato Giuseppe Conte, domenica mattina, ad alzare di buon mattino il telefono per convocare a palazzo Chigi Gualtieri e Fabrizio Palermo, l’amministratore delegato di Cdp. Da due giorni i grillini hanno alzato un muro contro il disegno che il titolare del Tesoro ha messo sul tavolo: trasferire Sace dalla Cassa al Tesoro. Luigi Di Maio e i suoi vogliono mantenere intatto quello che ritengono un loro fortino. La nomina di Palermo fu voluta dai 5 stelle in tal senso, anche se il manager ha da subito dimostrato di muoversi nell’interesse esclusivo della Cassa. Non si può dire, quindi, che sia un uomo dei pentastellati. Ma è il Movimento a continuare a leggere la sua nomina in questa chiave. E non solo. “Il punto centrale è che vogliono indebolire Cdp perché se gli togli Sace, gli togli tanto, anzi tantissimo”, rivela una fonte di governo M5s di primissimo livello a Huffpost. 

Ma il compromesso non regge

Domenica sera si arriva a una tregua tra Gualtieri e i grillini. Sace non sarà acquisita dal Tesoro, come voleva Gualtieri. E questo è un punto che portano a casa i grillini, fermamente contrari all’operazione. Però sarà proprio attraverso Sace - e questo è un punto che va al ministro dell’Economia - che arriveranno le garanzie statali sui prestiti destinati alle grandi imprese. Ma c’è una questione rimasta aperta: l’indirizzo e il coordinamento di Sace in capo a via XX settembre. I 5s non vogliono. Meglio qualcosa di più soft, al massimo un presidio rafforzato del Tesoro su Sace in relazione alla gestione del fondo per le garanzie sui prestiti. La notte, però, non ha portato consiglio. Vertice mattutino e nodi che precipitano sul tavolo del Cdm. 

 

 

 

 

 

 

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