'Terapia agnostica nuova era', Ieo Milano studia cura anticancro jolly

(Adnkronos) - Un anticancro 'jolly' che promette di funzionare su più tumori, neoplasie che colpiscono organi diversi, ma sono accomunate dalla stessa alterazione genetica. Si chiama terapia agnostica ed è protagonista di uno studio internazionale, Arrow, al quale partecipa l'Istituto europeo di oncologia di Milano. I risultati della fase pilota del lavoro si sono guadagnati la copertina di 'Nature Medicine' e dimostrano che praseltinib, un farmaco già in uso, ha appunto "un'efficacia agnostica: è in grado cioè di agire su tutti i tumori caratterizzati dalla mutazione del gene Ret, oggi orfani di terapie specifiche - spiegano dall'Ieo - indipendentemente dall'organo in cui si manifestano".

Questi trattamenti aprono una nuova era, sottolineano gli esperti dell'Irccs fondato da Umberto Veronesi. "Sono una nuova conquista della medicina personalizzata perché hanno un bersaglio super-preciso da colpire - afferma Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Ieo per lo Sviluppo di nuovi farmaci e terapie innovative e professore di oncologia all'Università Statale di Milano - Si tratta infatti di farmaci non disegnati per un determinato tipo di malattia, ma che vanno a colpire selettivamente alcune alterazioni genetiche che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi. Un modello diverso da quello istologico, basato sull'esame al microscopio dei tessuti organici che presentano anomalie, che finora ha governato la ricerca clinica, le decisioni regolatorie e la pratica clinica oncologica".

In particolare, la mutazione o amplificazione del gene Ret può indurre lo sviluppo di diverse forme di tumori solidi. E' presente ad esempio in circa l'1-2% dei tumori del polmone non a piccole cellule, per cui praseltinib è già approvato, ma anche nel 20% dei tumori papillari della tiroide e in circa l'1% dei tumori a ovaio, pancreas, ghiandole salivari e colon-retto. Le alterazioni di Ret rendono questi tumori difficili da curare, perché spesso refrattari a molti trattamenti tradizionali.

Lo studio ha arruolato 29 pazienti con diverse forme di tumori solidi avanzati che presentavano l'alterazione di Ret. Al termine della sperimentazione, il 57% dei partecipanti ha fatto osservare una risposta completa di malattia (remissione) e il restante 43% una risposta parziale. In generale, nell'83% dei pazienti è stato possibile controllare efficacemente la malattia. Questi dati non solo hanno confermato l'efficacia della molecola, obiettivo primario del trial - riporta una nota Ieo - ma hanno dimostrato anche la sua capacità di mantenere il risultato nel tempo: test clinici hanno attestato la durata di risposta al trattamento, la progressione libera da malattia e la sopravvivenza aumentata, mediamente pari a 12 mesi.

"Si tratta di risultati molto interessanti - commenta Curigliano - perché soddisfano un bisogno terapeutico per questi pazienti, le cui opzioni di cura ad oggi sono limitate. E' importante sottolineare che la molecola ha dimostrato, anche in questa classe di pazienti, un elevato profilo di sicurezza; sono stati osservati effetti avversi solo di grado lieve-moderato, le cui manifestazioni più severe sono state riferibili a neutropenia nel 31% dei pazienti e ad anemia nel 14%, comunque facilmente controllabili".

"Praseltinib appare quindi una terapia ben tollerata, con rapidità di azione, ma durevole nel tempo - conclude lo specialista - e con robuste evidenze della potenziale attività antitumorale in tumori solidi che presentano una alterazione di Ret. Va aggiunto che, dal punto di vista scientifico, studiare una terapia target con efficacia agnostica è una novità che può aprire ampi orizzonti di ricerca e implementa il ruolo della medicina di precisione nella pratica clinica".