Terapie a dosi fisse: più aderenza per i pazienti e meno costi

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Milano, 21 lug. (askanews) – Un significativo miglioramento dei risultati clinici in termini di riduzione di eventi cardiovascolari e migliore qualità di vita per i pazienti, cui si somma un risparmio di circa 105 milioni di euro all’anno per il Sistema sanitario nazionale. È quello che uno studio, condotto dal Centro di Ricerche Studi Analisi Valutazioni Economiche, insieme all’Università degli studi di Pavia e promosso da Sandoz, dimostra sarebbe possibile se fra i pazienti con ipercolesterolemia primaria fosse più diffuso l’uso della terapia a dosi fisse: una sola compressa che combina due principi attivi.

“Queste nuove terapie di combinazione, con singole compresse che contengono più farmaci – ha detto ad askanews Furio Colivicchi, direttore UOC Cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri a Roma e presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, ANMCO – danno un vantaggio importante, intanto perché quando il paziente ha bisogno di uno o più farmaci può assumere una sola compressa, invece di due o tre nell’arco della giornata, riduce il rischio che il paziente possa dimenticare l’assunzione di un farmaco e gli rende più semplice la vita quindi. E in più c’è anche un aspetto non secondario, che è il risparmio, tanto per il paziente quanto per il Servizio sanitario nazionale, perché queste combinazioni hanno un prezzo inferiore rispetto ai due farmaci acquistati separatamente”.

In sostanza lo studio, pubblicato sulla rivista Clinico Economics, ha messo in luce diversi aspetti, in primo luogo quelli direttamente legati alla cura del paziente.

“Tutto questo – ci ha spiegato Giacomo Bruno, del dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Pavia, coordinatore dello studio – si riflette in un aumento dell’aderenza alla terapia da parte del nostro paziente e quindi un migliore risultato clinico finale, con una riduzione significativa degli eventi avversi legati appunto alla mancata aderenza che, purtroppo, soprattutto in ambito cardiovascolare, è molto alta. Consideriamo che nel rapporto promosso da AIFA si evidenza come una aderenza ottimale di circa l’80% viene seguita solo da circa il 44% dei pazienti”.

L’aderenza alla terapia, perciò, riduce la possibilità di eventi gravi, come l’infarto e l’ictus e questo alleggerisce i costi per il Sistema sanitario. “Il poter ridurre gli eventi avversi attraverso una maggiore aderenza alla terapia – ha aggiunto il professor Bruno – quindi un’assunzione corretta della terapia prescritta dal medico, porta ovviamente a lungo termine a una riduzione della spesa di gestione di questi pazienti da parte del nostro SSN. Mediamente abbiamo visto che su base annua per ogni paziente si registra una riduzione dei costi del 20% circa”.

Tra le terapie a dosi fisse che vengono utilizzate in questo tipo di patologie c’è anche quella tra atorvastatina ed ezetimibe. “Combinare una statina che abbassa il colesterolo con un altro farmaco come l’ezetimibe – ha concluso il professor Colivicchi – ha richiesto lo sviluppo di tecniche di chimica farmaceutica avanzate, ci siamo arrivati con il tempo”.

In Italia le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte, con circa 220mila decessi all’anno. Numeri importanti che si spera di abbassare anche grazie ai nuovi ritrovati farmaceutici.

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