Teresa Bellanova verso Leopolda 10: l’Intervista al ministro delle politiche agricole

Teresa Bellanova Renzi

Politica, sindacalista, donna. Teresa Bellanova è cresciuta lottando per i diritti dei braccianti e dei lavoratori, è entrata in politica all’alba degli anni duemila e dall’inizio del governo Conte bis ha preso le redini del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Fedelissima di Matteo Renzi è ad oggi la numero due del neonato partito di centro sinistra Italia Viva. Il suo passato insegna, valori che nelle diverse edizioni della Leopolda ha trasmesso alle nuove leve. A Notizie.it ha raccontato la sua storia e le sue idee per il futuro, passando lungo l’importanza della famiglia e le difficoltà del nostro paese.

L’intervista a Teresa Bellanova

Dalla Federbraccianti alle politiche industriali per il mezzogiorno fino alla carica di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali: una storia, la sua, che racconta le difficoltà e l’intraprendenza del sud. Quali erano i sogni della giovane Teresa Bellanova, si sarebbe aspettata tutto questo? Quanto è stato importante (se lo è stato) misurarsi e crescere nel contesto sociale salentino, e perché?

Intanto racconta le difficoltà, la determinazione e l’intraprendenza di cui sono capaci le donne. E anche la grande pazienza di cui siamo dotate. Teresa Bellanova aveva un sogno enorme, si chiamava e si chiama politica e senso di giustizia: per me, per le mie compagne e i miei compagni di lavoro, per un Mezzogiorno all’epoca poco conosciuto, per un settore, quello dell’agricoltura, che io ritengo essenziale per il nostro Paese e che invece è spesso stato considerato ai margini, negletto. Che spesso è stato vissuto e interpretato solo come fatica mentre è una straordinaria leva di futuro.

Una delle mie prime dichiarazioni appena insediata è stata: rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda del Paese. Significa buon cibo ma anche qualità e tutela del paesaggio, contrasto ai cambiamenti climatici, forza competitiva del nostro made in Italy. Se noi siamo quello che mangiamo, non possiamo prescindere da tutto questo. Non possiamo prescindere nemmeno da un lavoro agricolo di qualità e dal contrasto verso tutte le forme di illegalità che attraversano il settore, procurando un danno enorme alle imprese sane, che sono la maggior parte.

Concorrenza sleale e dumping vanno sconfitti in tutti i modi. Per questo la Legge contro il caporalato approvata con il Governo Renzi, una delle norme più avanzate a livello europeo e mondiale, va applicata per intero, nella parte repressiva e in quella legata alla prevenzione e alla rete del lavoro agricolo di qualità.

Perseguendo l’intermediazione illecita del lavoro, la riduzione in schiavitù, il lavoro nero, quella norma garantisce non solo i lavoratori ma anche le imprese. E soprattutto libera del gioco del caporalato, che è mafia, sia i lavoratori che gli imprenditori, soprattutto quelli piccoli e piccolissimi. Mercoledì scorso abbiamo insediato con le Ministre Catalfo e Lamorgese il Tavolo interistituzionale sul caporalato e presentato il Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato. Quella norma, e la sua attuazione, è la risposta alla Teresa di un tempo. Esattamente come la norma contro le dimissioni in bianco, nella Riforma del lavoro.

Teresa Bellanova

È sposata con Abdellah El Motassime, interprete di origine magrebina, conosciuto durante un viaggio con la Flai Cgil a Casablanca ed è mamma di Alessandro dal 1991: quanto è stata importante la sua famiglia nel percorso politico da lei svolto? Conoscendo la sua determinazione e la sua franchezza, c’è un aneddoto in particolare che racchiude il significato della sua risposta?

Determinante, ed è la ragione per cui ne parlo poco e preferisco non parlarne affatto. Quella con mio marito è stata e continua ad essere una grande storia d’amore. Mio figlio è quanto di più importante ho nella vita. Da loro mi viene la forza e la determinazione di cui sono capace. E il sostegno nei momenti, e non sono pochi, quando le cose prendono il sopravvento e a volte ti manca il respiro.

marito bellanova

Teresa Bellanova racconta la Leopolda 10

Leopolda 8, l’esordio del suo intervento fu in preda all’emozione: parlò di futuro, di giovani e di lavoro. Alla Leopolda 9 ringraziò i giovani per lo spirito combattivo e di partecipazione. Cosa ci dobbiamo aspettare dalla prossima edizione della Leopolda? Italia Viva (e più in generale Matteo Renzi) sarà davvero il nuovo avversario politico della Lega?

Se non ti emozioni, se non hai entusiasmo, fare politica è complicato. Per me sono aspetti fondamentali. Italia Viva è un soggetto politico nuovo e innovativo che parla al Paese. Pensare che nasca per essere il nuovo avversario della Lega è riduttivo e fuorviante. Nasce per dare risposte al presente e ai tanti soggetti sociali e cittadini, uomini e donne, che negli ultimi tempi si sono sentiti privi di interlocuzione. Soggetti e corpi sociali che nonostante le disattenzioni della politica si sono comunque rimboccati le maniche e sono andati avanti per il bene del Paese.

Questo è un Paese a molte velocità. Di grandi eccellenze, con una robustissima dorsale manifatturiera, un made in Italy forte, un agroalimentare straordinario ma anche con tante fragilità sociali ed economiche cui già il Governo Renzi aveva cominciato a dare risposte di grande qualità sui terreni più propri e concreti. L’esperienza riformista di quegli anni è un bene prezioso, di cui essere orgogliosi.

La Leopolda è un luogo altrettanto vivo dove si discute, si raccolgono idee ed esperienze, si accolgono proposte e idee per il Paese, si restituisce una pratica della politica e della relazione aperta e inclusiva. Accade da dieci anni, e non è poco. Direi che è il suo enorme valore aggiunto enorme.

Teresa Bellanova

Il giuramento, Salvini e la macchina del fango

Appena dopo il giuramento è stata oggetto di diverse critiche: dall’abito fino al titolo di studio. Le sue risposte a queste calunnie sono ben note. C’è però un’accusa in particolare, mossa da Salvini e utilizzata per la propaganda sui social, a cui non ha risposto pubblicamente: il leader del Carroccio sostiene che lei voglia “aprire i porti” per dare nuovi braccianti all’industria agricola. Come risponde a questa provocazione? Cosa si prova quando si cade nella macchina del fango leghista?

Macchine del fango e fake news non mi interessano. Non mi sento vittima di alcuna macchina del fango e considero le questioni legati all’agricoltura troppo serie perché possano essere liquidate con qualche battuta poco opportuna via social. A ognuno la sua misura. L’agricoltura ha bisogno di meccanismi chiari e trasparenti finalizzati all’incrocio domanda e offerta di lavoro.

Piattaforme dove alle imprese è sufficiente un clic per incrociare in modo legale la manodopera necessaria, e chi ha qualche dimestichezza con il settore e le sue esigenze sa bene come si possa avere bisogno di manodopera dall’oggi al domani, perché altrimenti i prodotti rischiano di marcire a terra. O lavoriamo in questa direzione, oppure ci sarà sempre qualcuno che si insinuerà nel meccanismo e certo non per fare un favore ai lavoratori e alle imprese sane che operano nella legalità.

Il punto è questo e mi sembra abbastanza semplice. Il resto è propaganda di infimo conio che rispedisco al mittente. Non mi interessa.

teresa bellanova

La posizione sul gasdotto Tap

La procura di Lecce ha chiuso le indagini preliminari sul gasdotto trans-adriatico, che hanno portato a sette ipotesi di reato contestate a 19 indagati (fra cui la stessa società Tap) per la realizzazione del progetto “in assenza di autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie, essendo illegittima quelle rilasciate con i decreti 223 dell’11 settembre 2014 e 72 del 2015”. Nonostante le evidenti perplessità legate al contesto ambientale, crede che sia opportuno ultimare l’opera?

Su questo ho già detto tutto quello che pensavo. Ho sempre considerato quella un’infrastruttura strategica importante per la diversificazione negli approvvigionamenti delle fonti energetiche, la riduzione nell’utilizzo delle fonti fossili e la decarbonizzazione, come è scritto nella Strategia Energetica Nazionale. Tap non nasce dall’oggi al domani, ci sono stati confronti, discussioni, processo partecipato, voti del Parlamento, ratifiche, impegni internazionali.

Sono arrivata al Mise quando le decisioni, a livello parlamentare italiano ed europeo, erano già assunte e abbiamo portato Tap e Snam a costruire un piano di investimenti per oltre 55milioni nel Salento. Mettere il Paese al sicuro rispetto alla dipendenza o meno dagli approvvigionamenti energetici è un punto nodale, ha a che fare con la nostra interdipendenza a livello globale.