Teresa Forcades: “Il processo ai leader catalani è una vergogna”

Teresa Forcades: “Il processo ai leader catalani è una vergogna”

Roma, 3 ott. (askanews) – Monaca di clausura al Monastero di Montserrat in Catalogna, ma anche teologa femminista (con Master of Divinity a Harvard) e medico (con specializzazione all’Università statale di New York-Buffalo), e attivista sui temi degli abusi delle case farmaceutiche: Teresa Forcades è una figura carismatica e impegnata per molte cause, fra cui anche quella anticapitalista e quella dell’indipendenza catalana. A Roma per partecipare a un incontro sulla “teologia queer” promosso dall’editore Castelvecchi, in un’intervista ad Askanews ha parlato della sentenza, attesa a giorni, contro i leader politici e della società civile che da due anni sono in custodia cautelare in carcere per aver promosso il referendum sull’indipendenza dalla Spagna, dichiarato incostituzionale da Madrid, e accusati di “ribellione” e “sedizione”.

“Questa sentenza in Spagna contro i leader politici e dei movimenti sociali dell’indipendentismo catalano è una vergogna dal punto di vista della democrazia e della giustizia: chi conosce i fatti e li ha vissuti – io ho partecipato al referendum del 1 ottobre 2017 per il quale sono giudicati – sa che le incriminazioni di violenza sono totalmente prive di fondamento. Pertanto tutto questo processo che dura da due anni, per la Catalogna e molta della gente che ci vive, è un’esperienza di presa di coscienza di come funzionano questi meccanismi di mascheramento della realtà, di come si cerchi di presentare una data realtà politica come minacciosa per poterla reprimere, perché le cose minacciose si avrebbe il diritto di reprimerle. È una forma di controllo sociale ma io ho la sensazione che in Catalogna adesso sì, c’è un momento di sconcerto, non ci saranno passi in avanti immediati, ma nemmeno vedo possibilità che la società catalana torni indietro”. 05:59

Ma dove può portare questa situazione di scontro aperto e permanente fra Barcellona e Madrid, in cui il governo centrale ha intrapreso la via della repressione giudiziaria di un’iniziativa politica come quella del referendum, condivisa da un’ampia maggioranza della popolazione catalana?

“È un momento molto interessante, non ho una sfera magica e non so cosa accadrà, ma c’è stato un salto qualitativo e non si torna indietro; malgrado l’aumento dell’autoritarismo nel mondo attuale, l’utilitarismo tecnocratico, la mancanza di un progetto comunitario e il deterioramento della democrazia, la Catalogna è una piccola isola ma forse, forse, può fare un passo in avanti”.