Terremoti: 3,5 milioni di edifici a rischio sismico in Italia

L'Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, da oltre 20 anni si occupa di sviluppo e applicazione di dispositivi e sistemi antisisimici; non solo: l'ente si occupa anche di studi sulla vulnerabilità sismica.

Ed è in quest'ambito che due ingegneri dell'ente, nel corso di un'audizione alla Commissione Ambiente della Camera hanno esposto i risultati degli studi, con dati per nulla confortanti. Gli edifici a rischio sismico in Italia sarebbero, secondo gli studi dell'Enea, 3,5 milioni di unità su circa 37 milioni totali. Un edificio su dieci, insomma. Ma la cifra sale vertiginosamente se parliamo delle aree a rischio sismico: gli edifici che possono crollare sono più della metà.

Ma non è certo una novità. Già nel 2009 l'On. Di Stanislao, dopo il terremoto dell'Aquila, presentava una proposta di inchiesta parlamentare sull'attività  della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi in relazione al sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo e scriveva nella sua relazione: «In Italia, il 40 per cento della popolazione vive in aree a rischio sismico, dove il 64 per cento degli edifici non è costruito secondo le norme antisismiche e dove sono morte 120.000 persone nell'ultimo secolo».

Ora, probabilmente qualcuno si chiederà come scoprire se la propria abitazione è sicura e antisismica: non c'è molto da fare, se non rivolgersi  ad un ingegnere (oppure ad architetti o geometri abilitati) perché rediga una valutazione strutturale. A quel punto, se ci sono delle carenze strutturali e se ci si trova in un'area sismica, occorrerà presentare un progetto - che dovrà essere avallato dal Genio civile - e poi eventualmente intervenire, con un collaudo dopo i lavori.

Il costo dell'operazione di messa in sicurezza? All'Enea lo stimano, mediamente, in 50mila euro per edificio. Più in generale, si può stimare intorno al 10%-20% del valore dell'immobile (il 36% della spesa è detraibile), che, ovviamente, verrà rivalutato dopo i lavori.

Ovviamente, esiste una nutrita normativa antisismica. Ma di fatto l'iniziativa di verifica e controllo è lasciata ai privati. E' lo stesso documento sulla normativa della Camera a ricordare che «nelle Regioni a maggior rischio sismico i controlli sui progetti depositati al Servizio del Genio civile restano ancora a campione e, nella maggior parte dei casi, vengono effettuati solo sul 10% dei progetti depositati, con il caso limite della Campania che analizza solo il 3% delle richieste».

La soluzione proposta, dunque? Quella dell'assicurazione obbligatoria per gli edifici (secondo la logica, un po' perversa, per cui nessuno assicurerebbe mai un edificio a rischio). E così, ancora una volta, l'onere della messa in sicurezza ricadrebbe sui privati e la possibilità di avere un'abitazione sicura sarebbe di chi ha disponibilità economiche, non degli altri.

Probabilmente, una soluzione più coerente potrebbe essere, invece, quella di investire sulla messa in sicurezza del territorio e degli edifici, con ricaschi positivi sulla crescita, sui posti di lavoro e, ovviamente, sulla sicurezza delle persone. Senza contare il risparmio che si avrebbe dopo un evento sismico, visto che i fondi da dedicare ad assistenza e ricostruzione potrebbero diminuire drasticamente.

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