Terremoto in Albania, Rolling Stone rispondi a quella squallida ironia su Twitter

terremoto in albania

Sabato 21 settembre l’Albania ha subito uno dei cataclismi più feroci della sua Storia: un terremoto di magnitudo 5,8 sulla scala Richter, che e a quanto pare è stato percepito con una forza addirittura maggiore.

Sono ore angosciose: molti cittadini albanesi cercano riparo nelle tende, le scuole sono chiuse e l’inverno è dietro l’angolo e quelle persone hanno bisogno di aiuto. In uno dei giorni più difficili del mio paese natio, appare su Twitter un post di Rolling Stone Italia che cita testuali parole:

Il post è stato ripreso fin da subito da numerosi utenti e anche da alcuni account verificati di albanesi noti nel mondo come quello di Ermal Meta:

Oppure il fondatore di Team Albanians Denis Hoxha:

Il tweet di Rolling Stone Italia è stato subito cancellato, come anche riportato da molti utenti su Twitter, ad esempio:

Anche se fosse stato un fake, credo che Rolling Stone Italia debba prendere pubblicamente una posizione: nel caso lo rivendicasse dovrebbe chiedere scusa al popolo albanese; nel caso contrario spiegare, motivando con una logica un simile tweet.

Tuttavia, personalmente ritengo sia inaccettabile un messaggio del genere, anche se le motivazioni della testata giornalistica fossero state dettate dalla volontà di ironizzare su una tragedia di questa portata. Per carità, nonostante mi sia difficile dirlo in questa situazione che mi tocca anche nei miei affetti, ritengo si possa scherzare su tutto, perfino sulla morte.

Ma una battuta, anche la piu infelice, deve perlomeno far ridere; e qui, non c’era davvero nulla da ridere. Fatico veramente a trovare una qualche ilarità a ricordare me stessa, la mia famiglia, e i miei connazionali malnutriti.

Anzi, fa male, è una pagina buia della nostra Storia, un racconto che dobbiamo rivivere tutti come comunità per spiegare ai nostri figli un giorno perchè siamo qui, in qualsiasi parte del mondo in cui ognuno di noi si trovi.

Questo terremoto ha distrutto per sempre la casa dei miei nonni, la casa dove sono cresciuta per 11 anni prima di imbarcarmi verso il mondo che credevo civile, la casa che mi ha aspettato per 22 anni per raccontarsi ancora ai miei occhi.

Quelle mura sono crollate, come è crollata la volontà degli uomini del mondo che credevo civile ad innalzarsi con le parole, e non a catapultarci nell’incubo di quei giorni che ritornano a pizzicarci le gote per il freddo delle notti nuovamente senza un tetto e a presenziare nei nostri pensieri inculcandoci un terrore antico che appartiene alle tragedie di tutti i popoli.