Terrorismo: avvocato Stato italiano, 'no volontà di vendetta, ci adegueremo a decisioni Francia'

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"Non sono stato sorpreso della decisione di rimettere in libertà vigilata" gli ex terroristi italiani arrestati mercoledì e gli altri due che si sono costituiti giovedì. "C'è stato un precedente con Marina Petrella, che era stata incarcerata per un periodo abbastanza lungo, e a quel tempo si era valutato se era il caso o meno di tenerla in carcere. Insomma, come per Petrella e per gli altri, il giudice non ha considerato la detenzione imperativa, e di questo non sono né sorpreso né scioccato. Neanche il ministero della Giustizia, e la stessa Cartabia che ho visto ieri, peraltro, ritenevano indispensabile questa misura. La decisione della libertà vigilata è stata accolta serenamente: era ragionevole". Ad affermarlo all'Adnkronos è l'avvocato dello Stato italiano, William Julié, commentando la vicenda degli ex terroristi italiani degli anni di Piombo per cui è stata richiesta l'estradizione dalla Francia.

Ora, rileva l'avvocato, "la giustizia potrà esaminare serenamente questi dossier e la difesa come l'accusa potranno lavorarci con tranquillità. Se gli indagati rispetteranno le misure resteranno liberi e non ho dubbi che lo faranno", aggiunge Julié. Insomma "non siamo né dispiaciuti né contenti. Abbiamo accettato la decisione serenamente".

Per Maurizio Di Marzio, 63 anni, che è al momento l'unico irreperibile dell'operazione 'Ombre rosse' e che deve scontare un residuo di cinque anni per tentato sequestro le cose probabilmente rischiano di andare diversamente. "Per lui la situazione è diversa. Se sarà fermato difficilmente le autorità francesi gli concederanno la libertà vigilata visto il rischio di fuga". Attualmente, rileva, "per quanto ne so è ricercato attivamente, presumo".

La procedura giudiziaria, sottolinea ancora Julié, "sarà lunga e richiederà tempo. Ogni dossier è molto diverso dall'altro. Alcuni avevano ricevuto anche un parere positivo in vista di un decreto di estradizione; altri casi devono tenere conto di un contesto diverso per esempio l'Italia dal 2019 ha ratificato la convenzione di Dublino e questo cambia le cose: facilita la cooperazione per quanto riguarda le estradizioni anche se non è come i mandati di arresti europei. Insomma i dossier saranno riesaminati e vedremo quello che dirà la Corte".

La posizione dell'Italia, rileva l'avvocato francese che rappresenta lo Stato, "è una posizione molto misurata. Non c'è una volontà di vendetta come ho letto dalle parole dell'avvocata Irene Terrel, non c'è aggressività e non c'è animosità. La volontà dell'Italia è di fare rientrare questi casi nell'applicazione delle leggi e aspettiamo la decisione delle autorità francesi con serenità. Non c'è alcuna velleità".

"Quello che mi ha colpito di più da quando sono stato incaricato di questo dossier - sottolinea Julié - sono i riferimenti alla 'dottrina Mitterrand'. Una dottrina, come ha affermato il Consiglio di Stato francese in un pronunciamento nel 2005 in merito al caso Battisti, che non ha alcun valore giuridico. Se vogliamo parlare sul terreno morale, su quello dell'ideologia - che secondo me non dovrebbe riguardare un giurista - allora possiamo affermare che la dottrina Mitterrand esclude i crimini di sangue. Di che cosa stiamo parlando da 20 anni non lo capisco. E' uno sviamento della dottrina e non capisco proprio come si possa parlare di rifugiati. Sono contento che le autorità francesi, l'Eliseo e il ministro della Giustizia, Éric Dupond-Moretti abbiano chiaramente detto sulla 'dottrina Mitterrand' quello che diciamo da tempo. Si torna finalmente ad una realtà storica e giuridica. E' una rottura con il passato sana. Capisco che qualcuno voglia politicizzare la vicenda ma in questo caso si parla di ideologia e non di aspetti giuridici". Comunque, rileva ancora Julié, "l'Italia si adeguerà alle decisioni della giustizia francese".