Terrorismo, estradato in Italia tunisino fuggito in Germania

Red/Gtu

Roma, 9 ott. (askanews) - I carabinieri del raggruppamento operativo speciale, insieme agli agenti della Polaria hanno arrestato all'aeroporto internazionale di Roma Fiumicino, Aymen Fathali, suc ui pendeva un mandato di arresto europeo emesso il 28 gennaio 2019 dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Palermo.

Fathali è stato localizzato in Germania grazie alle informazioni fornite dal Ros ed oggi è stato; era ricercato, dall'inizio del 2019, dopo che era sfuggito all'esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura distrettuale di Palermo nei suoi confronti e di altri 14 indagati, accusati, a vario titolo, di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, numerosi episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel territorio nazionale ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria.

L'indagine, battezzata "Abiad" aveva individuato, infatti, un gruppo criminale transnazionale, prevalentemente formata da cittadini tunisini e particolarmente dinamica nell'organizzare, in cambio di ingenti somme di denaro contante, traversate di ristretti gruppi di tunisini dalle coste maghrebine a quelle trapanesi, trasporti marittimi con natanti off-shore, capaci di garantire trasferimenti rapidi e in grado di eludere gli ordinari dispositivi di controllo.

L'associazione operava stabilmente in Italia e Tunisia attraverso una rete logistica foraggiata con gli ingenti proventi dei traffici illeciti, curava anche l'espatrio dalla Tunisia di persone ricercate dalla polizia e incrementava i guadagni con costanti attività di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, distribuiti poi nel palermitano attraverso la preziosa mediazione dei sodali italiani.

Gli ingenti guadagni confluivano tutti nella cassa comune dell'organizzazione, custodita dai tesorieri, incaricati dai vertici dell'organizzazione. In parte poi erano usati per il rifinanziamento della struttura operativa e logistica - come per l'acquisto di nuove imbarcazioni o per le spese legali dei membri sottoposti a processo - ma soprattutto era investita in attività d'intermediazione finanziaria abusive.

In tale quadro, le indagini svolte avevano permesso anche di rintracciare, fermare e identificare alcuni gruppi di clandestini trasportati via mare nel trapanese.

Soprattutto le indagini hanno scoperto che l'organizzazione, oltre ad alimentare il flusso di clandestini in Italia, era una grave minaccia alla sicurezza dello Stato: uno dei suoi leader manifestava posizioni radicali pro Daesh.(Segue)