Terrorismo, il 29 giugno decisione a Parigi su estradizione ex br Cappelli e Petrella

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(Adnkronos) - La decisione sulle domande di estradizioni dell'Italia degli ex membri delle Brigate Rosse Roberta Cappelli e Marina Petrella saranno prese il prossimo 29 giugno. E' quanto è emerso al termine dell'udienza di ieri alla Corte di Appello di Parigi. Il procuratore, nel corso dell'udienza di ieri, ha chiesto un complemento di informazione sui due dossier. L’avvocata francese Irène Terrel ha chiesto che venisse respinta la domanda di estradizione per le sue due assistite.

"Ho chiesto che venissero respinte le domande di estradizioni sia per Cappelli che per Petrella. Come sempre anche in questi casi i dossier sono incompleti. E’ diventato un fatto ricorrente", spiega l'avvocata di Cappelli e Petrella, Irène Terrel all’Adnkronos. "Anche dal punto di vista giuridico – sottolinea - vengono richiamati degli articoli che non c’entrano con i casi in questione. Ad un certo punto bisogna dire basta. Ci sono ormai tutti gli elementi perché la Corte decida di respingere le domande di estradizioni".

Per Terrel questa storia "sta diventando indecente e dal punto di vista psicologico è una situazione molto pesante per i miei assistiti. In questa procedura non si tiene conto di nulla neanche del fatto che nel 1995 la domanda di estradizione è stata respinta per Cappelli e nel 2008 per Petrella. La vicenda doveva essere già chiusa. Non si può tornare all’infinito su questa questione. Una decisione era stata presa allora e va mantenuta. Non si può eternamente tornare su questa questione a secondo dell’umore della politica. Ad un certo punto una decisione viene presa e bisogna piegarsi a questa decisione", sottolinea l’avvocata. Poi c’è il tema dell'imprescrittibilità che non è previsto nell’ordinamento francese a parte per i crimini contro l’umanità. "In Francia - sottolinea Terrel - l'imprescrittibilità non c’è salvo per i crimini contro l’umanità. Non è un caso. E' disumano".

Nel corso dell’udienza di ieri, spiega Terrel, Cappelli, 66 anni e condannata all’ergastolo "ha raccontato i suoi trascorsi e ha spiegato alla Corte che non si poteva ridurre la sua vita ai 4 anni di militanza e alle scelte fatte quando era solo una ragazza. Quattro anni che comunque si porterà dentro per tutta la vita. Dopo questi quattro anni la sua vita è cambiata e ha fatto altre scelte: 'non ho continuato la mia come se non fosse successo niente - ha detto - mi porto con me la storia della quale ero stata protagonista, le sue illusioni e la sua tragicità. La porto con me come porto il cammino di vita che ha seguito'". Petrella, 67 anni e condannata all’ergastolo, durante l’udienza, riferisce l’avvocata, "ha spiegato come questa procedura infinita stava distruggendo la sua famiglia. La prima volta che era stata arrestata era di fronte a sua figlia di 10 anni e ora è successo di fronte a sua figlia minore di 24 anni. Non si può buttare in carcere una persona di quasi 70 anni che ha già scontato una pena di sette anni per dei fatti che ormai risalgono a circa quarant’anni fa”.

"Quando sono state processate Petrella e Cappelli erano accusati in 173. All’epoca - spiega Terrel – è stata fatta una giustizia di massa e politica. E’ stata fatta una giustizia di massa per quella che è stata definita da Cossiga come una guerra civile a bassa intensità. Tutto l’edificio giudiziario era basato sul pentitismo e la giustizia all’epoca non è stata equa”. Per quanto riguarda Petrella e Cappelli, aggiunge, "il processo è arrivato dodici anni dopo i fatti. Dopo avere scontato rispettivamente 7 e 6 anni di carcere erano state rilasciate per cinque anni. Si erano reinserite. Poi la giustizia degli anni di Piombo le ha colpite nuovamente condannandole all’ergastolo ma non sono state arrestate. Petrella e Cappelli, che avevano avuto dei figli nel frattempo, hanno deciso di andare in Francia che accoglieva i rifugiati soprattutto per non venir separate dai loro figli, per allevarli e per condurre una vita completamente diversa".

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