“Terza dose fondamentale. Ma con Omicron è difficile prevedere i contagi”

·6 minuto per la lettura
Vaccination centres stormed even during the holidays for prevention. Many first doses, but it proceeds especially on booster doses, Rieti one of the cities most affected by the variant Omicron, long queues outside the vaccination centres. 
The vaccination centre inside the Vierdirosi barracks, Rieti 26 December 2021.  (Photo by Riccardo Fabi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Vaccination centres stormed even during the holidays for prevention. Many first doses, but it proceeds especially on booster doses, Rieti one of the cities most affected by the variant Omicron, long queues outside the vaccination centres. The vaccination centre inside the Vierdirosi barracks, Rieti 26 December 2021. (Photo by Riccardo Fabi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

“Dal 10 gennaio partiremo con la scadenza a quattro mesi per tutti quelli che possono essere vaccinati con la terza dose”. Il generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, ha annunciato l’intenzione di accelerare la somministrazione della terza dose di vaccino a tutti coloro che hanno completato il primo ciclo. I numeri dicono parlano di una media di 500 mila terze dosi al giorno effettuate nelle ultime settimane. L’obiettivo è farne ancora di più, fino a 700 mila. Soprattutto dopo che alcuni ricercatori dell’Università di Colonia hanno misurato la capacità neutralizzante del vaccino Pfizer/BioNTech contro il virus. Certo, le ricerche dimostrano che con Omicron la resistenza al contagio è più bassa rispetto a quanto il siero ci protegga dalla variante Delta e, ancora di più, dal ceppo originario del Covid, la versione Alfa. Si parla di una capacità di proteggerci da Omicron pari al 70%. A patto che il vaccino sia stato inoculato da pochi giorni, quando lo scudo è alzato al massimo.

Ecco perché il governo corre sulla dose booster. Ma cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi? Ne abbiamo parlato con Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale, che negli ultimi mesi ha monitorato con grande attenzione tutti i dati relativi alla pandemia. Secondo Villa, la terza dose sarà fondamentale per tenere a bada il numero di morti e di soggetti ricoverati. Il contagio, invece, a meno che non arrivino nuove misure restrittive dalle autorità, potrebbe rimanere elevato. La colpa è di Omicron, più trasmissibile rispetto alle versioni precedenti.

Dott. Villa, quanto è fondamentale la terza dose per tenere a bada il virus?

Se non fossero disponibili le terze dosi, al momento i decessi sarebbero un terzo più alti. Se nell’ultima settimana abbiamo avuto circa 150 morti al giorno, senza booster saremmo a 220-230.

Ma perché abbiamo ancora così tanti morti?

È normale. Anche se abbiamo la terza dose, in proporzione ci sono un buon numero di persone che sono costrette al ricovero. Ma questo è dovuto al fatto che ce ne sono tantissime contagiate. Per valutare l’efficacia del vaccino non dobbiamo vedere quanti morti fa il Covid in questi giorni. Ma quanti ne abbiamo evitati. Con così tanti contagiati, sarebbero stati molti di più. Anzi, purtroppo, come si vede dal grafico che abbiamo elaborato all’ISPI, malgrado un’ottima campagna booster, i morti sono destinati a salire verso i 300-350 al giorno per metà gennaio. Ma ripeto: questo è dovuto ad aumento incredibile dei contagi nelle ultime settimane.

Ispi (Photo: Ispi)
Ispi (Photo: Ispi)

Ci dobbiamo aspettare un ‘effetto booster’? Quand’è che avremo un numero abbastanza elevato di persone con terza dose per poter fermare la curva del contagio?

Difficile fare previsioni. Tutta colpa della ‘variabile-variante Omicron’. Essa causa un’inflazione dei casi totali positivi. Perché è vero che alcuni studi ci dicono che protegge un vaccinato nel 70% dei casi in cui viene a contatto con un positivo. Ma se ci sono tante persone in circolazione, e dunque anche tanti positivi asintomatici, che non sanno ancora di essere stati contagiati, ecco che quel 70 si riduce al 20/30%. Dipende sempre da quante persone incontri che sono positive al virus. Puoi prenderlo lo stesso. Da qui la spiegazione per cui abbiamo così tanti contagi. Ricordiamoci che poi quel 70% di protezione ce l’hai quando hai ricevuto da poco il vaccino.

Quindi la terza dose a cosa serve?

Non è tanto orientata a ridurre la contagiosità. Quella si riduce quando tante persone sono costrette a rimanere a casa con il virus. Una sorta di lockdown naturale. La protezione che ci fornisce il vaccino ci serve invece per non finire in ospedale. E per tenere a bada il numero di decessi.

Quindi dobbiamo attenderci numeri elevati di contagio ancora per tanto tempo?

Nessuno lo sa. Però è molto probabile, come dicevo, che il lockdown naturale dei positivi faccia scoppiare ‘la bolla Omicron’. Meno persone in circolazione e meno possibilità di rimanere contagiati. Sì, molti asintomatici continueranno a circolare, senza sapere di essere positivi. Ma saranno sempre di meno. Col tempo la curva del contagio si ridurrà. Il Regno Unito ora non sta facendo nessun lockdown ufficiale, ma ci sono tantissimi britannici a casa perché contagiati. È l’unica via, alternativa ad un lockdown vero e proprio, per ridurre il contagio.

Possiamo dire che Omicron è pericolosa, ma non quanto Delta?

La grande differenza, quando uno prende questa variante, la vediamo tra persone vaccinate e non vaccinate. Per ora, chi ha fatto il ciclo completo, se contagiato con variante Omicron, ha il 67% in meno di possibilità di essere ricoverato rispetto a chi è stato contagiato con Delta. Mentre per i non vaccinati non cambia molto. Se è Omicron hai solo l’11% di probabilità in meno di finire ricoverato rispetto a Delta.

Ispi (Photo: Ispi)
Ispi (Photo: Ispi)

Se il governo introducesse l’obbligo vaccinale per tutti, vedremmo una drastica riduzione dei morti?

Sì, ma non così esagerata come ci verrebbe da dire ad intuito. Sarebbero circa un terzo in meno. I deceduti non vaccinati nell’ultimo mese sono circa il 40%. Se questi fossero stati tutti vaccinati, avrebbero avuto una riduzione del 90% del rischio di morire. Combinando le percentuali, si viene a scoprire che il totale dei decessi scenderebbe del 35%. Quindi: su 150 morti che abbiamo avuto ogni giorno, in media, la settimana scorsa, ne avremmo avuti 100. Le persone ricoverate in terapia intensiva, oggi, sono 1000? Con tutti vaccinati ne avremmo avute 700. I no vax sono importanti, ma come vedi dai numeri non sono così determinanti. La questione non è più vaccinare tutti, ma mantenere alta la protezione del vaccino.

Per questo il governo procede a gran velocità con la terza dose quindi?

Come ha detto il professor Guido Silvestri, Omicron è un ‘raffreddore’ solo se ci vacciniamo e teniamo alta la protezione nel tempo. Nei prossimi mesi bisognerà capire quanto rimarrà elevata la protezione booster. Se si abbassa, bisognerà procedere con una quarta dose. E lì sarà fondamentale convincere le persone a farsela somministrare. I no vax resteranno un fenomeno non determinante, anche se non marginale per la pressione sulle terapie intensive e i ricoveri. Devo aggiungere un’ultima cosa, però. Sempre con riferimento al futuro andamento della pandemia.

Prego.

Omicron è subdola. Perché per fortuna, almeno per i dati che abbiamo, rispetto al passato allo stesso numero di contagi non corrisponde lo stesso numero di morti con Omicron. E questo fa scendere la ‘paurosità’ di questa variante. Ma se noi, a differenza dell’ottimo lavoro che stanno facendo nel Regno Unito, lasciamo crollare il sistema di tracciamento che è ancora in funzione, non avremo più il polso della situazione. Se salta il testing, e così finiamo a rilevare solo i casi peggiori della malattia perché più evidenti, andiamo a sottostimare il numero di infezioni totali. Il numero dei tamponi deve restare invece elevato.

Perché?

Altrimenti rischiamo, nelle prossime settimane, che arriviamo a 300-400 morti al giorno senza capire perché. Non perché Omicron sia ugualmente pericolosa al passato, ma perché non abbiamo più a disposizione il numero totale delle nuove infezioni. È fondamentale conoscere il virus e le sue varianti. Altrimenti anche le proiezioni non saranno più accurate. E non si potrà capire bene come orientare la lotta alla pandemia. E su quale strategia puntare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli