Terza dose, prossima categoria i prof. Ipotesi proroga stato d'emergenza

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(Photo: Cristiano MinichielloCristiano Minichiello / AGF)
(Photo: Cristiano MinichielloCristiano Minichiello / AGF)

La campagna vaccinale sembra stia procedendo a doppia velocità. Se da una parte le somministrazioni delle prime dosi fanno registrare ritmi molto lenti ormai da alcune settimane, procedono invece a velocità ben più spedite le terze dosi. A poco più di un mese dall’avvio della campagna per i richiami, il 26% degli over 60 che ne hanno diritto ha già ricevuto il booster o terza dose. Al momento questo richiamo è indirizzato agli over 60, ai residenti delle Rsa e al personale sanitario ad almeno sei mesi di distanza dal completamento del ciclo vaccinale, oltre a tutti i fragili chiamati alla vaccinazione ad almeno 28 giorni dall’ultima dose ricevuta.

E per il resto della popolazione cosa si farà? I tempi del possibile richiamo esteso anche ad altre fasce d’età li detterà la scienza, come chiarito più volte dal ministro della Salute Roberto Speranza. Ad ogni modo, il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ci ribadisce oggi che “è verosimile che la terza dose debba essere estesa a tutti, compatibilmente con i tipi di vaccini utilizzati e i tempi di completamento del ciclo vaccinale. Inoltre - prosegue - credo che se la curva epidemica continuerà a crescere, la dose booster andrà somministrata non solo in base alle fasce d’età, ma tenendo in considerazione le categorie potenzialmente più esposte al contagio, che lavorano in ambienti a rischio. Come abbiamo fatto ad esempio per gli operatori sanitari”.

La novità, confermata anche da altre fonti del Ministero della Salute è quindi che si starebbe lavorando ad una possibile estensione della terza dose non più per fasce d’età, ma per esposizione al rischio. Ed una delle professioni che potrebbero essere per prime coinvolte è quella del personale scolastico. “Ritengo che il personale scolastico dovrebbe avere una corsia preferenziale per la terza dose - ha affermato Sileri -. Lavorare a contatto con i giovani che sotto i 12 anni d’età non sono immunizzati, perché al momento non è ancora disponibile un vaccino per la loro età, espone insegnanti e operatori scolastici a un maggior rischio”.

Va inoltre sottolineato che un buona parte degli insegnanti è stata vaccinata nella prima parte della campagna vaccinale, quando il vaccino contro il Covid di AstraZeneca venne autorizzato in Italia dall’Aifa in via preferenziale per gli under 55. Parliamo quindi primi giorni di febbraio, ormai otto mesi fa. Il calo della protezione dei vaccini, soprattutto dall’infezione, si andrebbe dunque a configurare come un ulteriore elemento di rischio per questi lavoratori. Di tutto questo, spiega Sileri, “discuterà in questi giorni il Cts e, come per tutta la campagna di vaccinazione, auspico che si prosegua con una tabella di marcia condivisa e uniforme a livello nazionale. Tuttavia, è anche importante, come già detto, andare a individuare le categorie più esposte in ciascun territorio e procedere a offrire loro una protezione dal virus adeguata. Non c’è al momento evidenza scientifica che suggerisce di anticipare la terza dose rispetto ai sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale”. Il rischio infatti è che ogni Regione proceda autonomamente in ordine sparso. Di ieri la notizia proveniente dalla Regione Campania che ha già previsto il nuovo richiamo anche per chi fa lavori più esposti, come insegnati e forze dell’ordine, alla scadenza dei sei mesi dalla precedente vaccinazione.

C’è inoltre da aggiungere che, come confermato dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, nel periodo 11- 24 ottobre 2021 sono stati diagnosticati e segnalati per la fascia scolare 10.333 nuovi casi, di cui 84 ospedalizzati, 1 ricoverato in terapia intensiva e nessun deceduto. In particolare si è osservata un’incidenza più elevata nella popolazione di età inferiore ai 12 anni, attualmente non eleggibile per la vaccinazione. Andando più nel dettaglio, il 47% dei casi è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 33% nella fascia 12-19 anni e solo il 13% e il 7% è stato diagnosticato, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni.

Anche alla luce di questi dati - attesi con la ripresa della scuola in presenza e l’arrivo dell’autunno - dopo il via libera della Fda negli Stati Uniti si sta ora aspettando il pronunciamento dell’Ema sull’autorizzazione del vaccino di Pfizer anche per la fascia d’età 5-11 anni. Come spiegato da Speranza, si attende semaforo verde entro dicembre per poi avviare immediatamente anche le vaccinazioni dei più giovani. La copertura dei giovanissimi per il ministro rappresenta un’occasione per “stabilizzare la curva dei contagi”. In tal senso, anche Sileri ci ha confermato che “siamo in attesa che l’Ema si pronunci, così come ha fatto pochi giorni fa la Fda. A quel punto sarà importante andare a proteggere con il vaccino la popolazione pediatrica e far sì che non costituisca a sua volta una sacca di diffusione dell’infezione”.

Altro nodo che dovrà sciogliersi nei prossimi giorni riguarda il richiami per chi ha ricevuto nei mesi scorsi il vaccino monodose di Johnson & Johnson. Anche in questo caso ad anticiparci sono stati gli Stati Uniti. Lì è stato già autorizzato un richiamo a distanza di “almeno” due mesi dalla prima vaccinazione. E’ probabile che anche l’Ema si adeguerà a questo pronunciamento, ed è altrettanto probabile che si procederà quindi fin da subito ad offrire un richiamo per chi è stato vaccinato con questo prodotto. E visto che da tempo l’Italia ha di fatto smesso di utilizzare sia Johnson & Johnson che AstraZeneca, l’ipotesi più probabile è che a queste persone venga offerta un richiamo con vaccinazione eterologa ricorrendo a Pfizer o Moderna.

Un ulteriore elemento che lascia intendere un’offerta estesa della terza dose, come anticipavamo nei giorni scorsi, è lo stanziamento di 1,8 miliardi previsto dalla manovra approvata nei giorni scorsi in Consiglio dei Ministri proprio per l’acquisto di vaccini contro il Covid. Una cifra ingente visto che per l’anno in corso, con la previsione della somministrazione di una doppia dose per ogni singola persona, erano stati stanziati 2,1 miliardi. E ancora, se come confermato dallo stesso ministro Speranza l’intento è quello di mantenere in vigore il Green pass, è ovvio che si dovrà trovare il modo di estenderne la validità per tutti quei vaccinati che supereranno i 12 mesi di copertura. Un’ulteriore proroga della sua validità sarebbe paradossale a fronte del conclamato calo dell’efficacia dei vaccini nel tempo, l’ipotesi più probabile è quindi quella di estendere a tutti l’offerta di un richiamo vaccinale in modo da tenere sotto controllo la curva dei contagi e, contemporaneamente, tenere in piedi il meccanismo della certificazione verde.

Discorso diverso è invece quello riguardante lo stato di emergenza. Al momento la scadenza resta fissata al prossimo 31 dicembre. Sappiamo già che questo termine potrebbe essere prorogato al massimo fino 31 gennaio 2022. Ma non è detto che, se ritenuto necessario, il Governo non possa nuovamente proporlo, come lasciato intendere dallo stesso Speranza in recenti interviste. Al momento sul punto nessuno al Ministero della Salute si sbilancia. Ogni valutazione in tal senso viene rinviata a dicembre, quando si avrà contezza dello scenario epidemiologico che si dovrà affrontare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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