Terze dosi, ecco la road map: over 50 e prof entro anno, tutti gli altri nel 2022

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The health staff of the local Asl of Rieti, will vaccinate with the third dose, in the vaccination center of the Hospital of Rieti ''San Camillo de Lellis'', just where the vaccination campaign began in Lazio in January 2021.  (Photo by Riccardo Fabi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
The health staff of the local Asl of Rieti, will vaccinate with the third dose, in the vaccination center of the Hospital of Rieti ''San Camillo de Lellis'', just where the vaccination campaign began in Lazio in January 2021. (Photo by Riccardo Fabi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Dopo il pronunciamento odierno dell’Aifa sulla somministrazione di un richiamo a sei mesi di distanza, con un vaccino a mRna, per coloro che nei mesi scorsi hanno ricevuto il monodose di Johnson & Johnson, inizia a delinearsi sempre di più la road map per la somministrazione delle terze dosi.

Si parte dall’attuale offerte di richiamo vaccinale per i fragili di tutte le età, per gli over 60, i residenti delle Rsa ed il personale sanitario. Un’incognita, fino ad oggi, era rappresentata proprio dai vaccinati con Johnson & Johnson dal momento che la Fda negli Stati Uniti nei giorni scorsi aveva raccomandato un richiamo ad “almeno due mesi” dalla prima somministrazione. Se avessimo seguito anche noi queste indicazione si sarebbe prospettata la necessità di una vaccinazione a stretto giro per i circa 1,5 milioni vaccinati con Johnson & Johnson. La decisione di Aifa è stata invece diversa. E con ogni probabilità l’ente regolatorio italiano avrà tenuto conto del fatto che il calo registrato, anche in questo caso, riguarda principalmente la protezione dall’infezione e non dalla malattia grave ed dal rischio di morte. Inoltre, secondo i dati presentati dall’azienda, una vaccinazione a due mesi di distanza dalla dose unica con J&J riusciva a far alzare di 4 volte il livello degli anticorpi, ma una vaccinazione fatta a sei mesi di distanza era capace di far incrementare gli anticorpi fino a 12 volte.

A questo punto, si proseguirà entro la fine dell’anno con un ampliamento della platea offrendo la terza dose anche alla fascia 50-59 anni, oltre che ad alcune categorie professionali a cominciare dal personale scolastico. Si ragionerà infatti non solo per dato anagrafico ma anche per esposizione al rischio di contagio. E, prendendo in esame gli ultimi dati del monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, già oggi sappiamo che l’incidenza più elevata riguarda proprio i più giovani ed in particolare la popolazione di età inferiore ai 12 anni, attualmente non eleggibile per la vaccinazione. Andando più nel dettaglio, nel periodo 11-24 ottobre il 47% dei casi è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 33% nella fascia 12-19 anni e solo il 13% e il 7% è stato diagnosticato, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni. Offrire un richiamo al personale scolastico è quindi sia un modo per proteggere queste persone dal rischio di contagio che di garantire la continuità della didattica in presenza.

Nel 2022, poi, si potrebbe gradualmente aprire anche alle altre fasce d’età arrivando ad offrire a tutti la terza dose. I dati sull’efficacia di un’offerta a tutta la popolazione provenienti da Israele sono in tal senso emblematici. Qui sono stati somministrati ormai circa 4 milioni di richiami su 9,2 milioni di abitanti. L’offerta di terza dose è partita da fine luglio scorso e, dopo un picco di 11mila casi ad inizio settembre, il Paese si è ora assestato ad una media a 7 giorni di circa 700 nuovi casi di Covid facendo segnare un calo drastico. L’offerta diffusa di una dose aggiuntiva sembra esser quindi riuscita non solo a preservare gli ospedali e tenere bassi i numeri dei decessi, ma anche a controllare la curva epidemica. Di contro, è sotto gli occhi di tutti sia quanto sta accadendo nell’Europa dell’Est in queste settimane. In tutti quei Paesi con un basso livello di vaccinazioni si registra un numero di decessi quotidiani che oscilla tra 400 ed i 1.100. Non è particolarmente rosea neanche la situazione venutasi a creare in Paesi con un alto livello di vaccinazione come il Regno Unito, dove se è vero che si tiene ancora a bada le ospedalizzazioni, di contro si è registrata una forte crescita dei contagi, anche a causa della rimozione delle misure restrittive.

Oltre quindi a tenere a bada l’epidemia anche in Italia, l’offerta allargata di terze dosi potrebbe essere necessaria anche a tenere in piedi - almeno per una parte del prossimo anno - tutto l’impianto del Green pass. Che il sistema di certificazione non verrà eliminato il prossimo 31 dicembre è ormai un dato di fatto. Solo a dicembre però, alla luce della situazione che verrà a verificarsi dal punto di vista epidemiologico, il Governo scioglierà la riserva sul possibile prolungamento dello stato di emergenza e chiarirà l’estensione della proroga del Green pass.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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