Tesla sfida le critiche e apre concessionaria nello Xinjiang

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Image from askanews web site
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New York, 3 gen. (askanews) - La casa automobilistica statunitense Tesla ha aperto una nuova concessionaria a Urumqi, la capitale dello Xinjiang, la regione in cui vive la minoranza uigura che - secondo le accuse di Ong, organizzazioni internazionali e Usa - è perseguitata e costretta al lavoro forzato. Lo ha comunicato la stessa casa automobilistica fondata da Elon Musk attraverso la piattaforma di microblogging cinese Weibo.

A dicembre, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato un provvedimento che vieta la maggior parte delle importazioni dallo Xinjiang sulla base delle accuse secondo le quali nella regione semi-autonoma verrebbe utilizzato il lavoro forzato della minoranza uigura. Pechino nega con sdegno ogni addebito.

La Casa Bianca ha anche sanzionato diverse società cinesi e individui con l'accusa di aver partecipato alla campagna di assimilazione forzata degli uiguri, la popolazione di religione musulmana che vive nella provincia.

Nel post su Weibo, si legge: "Nell'ultimo giorno del 2021 ci siamo incontrati in Xinjiang. Nel 2022 lanciamo assieme lo Xinjiang nel suo viaggio elettrico".

Con l'apertura di questa nuova sede sono 30 i punti vendita di Tesla in Cina. Tesla è stata la prima casa automobilistica straniera a costruire un impianto di produzione interamente di proprietà in Cina, dove vende soprattutto i modelli S e 3.

Gli Usa si sono associati a diversi rapporti di ong e organizzazioni internazioni i quali accusano la Cina di detenzioni di massa e sfruttamento del lavoro forzato della minoranza uigura. Tuttavia, l'apertura di un punto vendita in Xinjiang, se non dovesse comportare l'uso di lavoro forzato, non dovrebbe innescare automaticamente alcuna sanzione. Tuttavia, come hanno già assaggiato diversi grandi marchi stranieri, c'è un rischio reputazionale per tutte le aziende occidentali che fanno attività in questa regione autonoma della Cina occidentale.

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