Test antigenici e diagnostica da medici famiglia, ecco la bozza

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Integrare 'con urgenza' gli indirizzi 'd'ingaggio' della medicina generale per attivare, su solide basi contrattuali, la possibilità di utilizzare strumenti diagnostici e test antigenici negli studi di medici di famiglia e pediatri, potenziando il territorio anche per ridurre la pressione sugli ospedali in questa fase di emergenza. Sono gli obiettivi dell''Atto di indirizzo per la medicina convenzionata per il rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di Sars-cov-2', la cui bozza sarà al centro del confronto, lunedì, tra i sindacati della medicina generale e dei pediatri di libera scelta e il Comitato di settore delle Regioni.

"La grave situazione emergenziale che il Paese sta affrontando e lo scenario epidemico che si prospetta per il periodo autunno-invernale, caratterizzato da una trasmissibilità sostenuta e diffusa di Sars-Cov-2 - si legge nella premessa della proposta di Atto d'indirizzo, documento propedeutico alla sottoscrizione di un accordo - rende quanto mai necessario assicurare che la risposta dell’assistenza territoriale sia realizzata in tutte le sue potenzialità. A questo si aggiunge l’esigenza di rafforzare le attività di indagine epidemiologica, tracciamento dei contatti (contact tracing) e accertamento diagnostico al fine di identificare rapidamente i focolai, isolare i casi ed applicare misure di quarantena dei contatti e contribuire a mantenere la trasmissione sotto controllo".

"Tenuto conto dell’emergenza sanitaria in corso e considerata la necessità di intervenire con assoluta urgenza - continua il testo - si ritiene opportuno uno specifico accordo" in primis per disciplinare la diagnostica di primo livello. Questo consentirà "una più efficace presa in carico degli assistiti, riducendo la pressione sui presidi ospedalieri e sulle strutture sanitarie e limitando, di conseguenza, le occasioni di esposizione al rischio di contagio".

L'utilizzo di ecografi e strumentazioni diagnostiche dovrà essere previsto in maniera prioritaria in Case della Salute o sedi delle forme associative dei medici convenzionati, "presso le quali l’accesso da parte dei pazienti risulta più agevole e in maggio sicurezza". Servirà poi individuare "modalità di utilizzo all’interno di percorsi di presa in carico di pazienti cronici, evitando una remunerazione a prestazione ma ricomprendendo l’eventuale riconoscimento economico per il maggior impegno nell’ambito di progettualità definite dalle regioni per la presa in carico dei soggetti più fragili". Dovranno essere anche individuati gli obblighi formativi e si dovrà prevedere che "la copertura economica dei costi relativi alla gestione corrente delle attrezzature (per esempio, manutenzione, sostituzione, materiale di consumo, assistenza, assicurazione) sia a carico dei medici destinatari dell’attrezzatura".

"Occorre coinvolgere i medici di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta nell’esecuzione di tamponi antigenici rapidi, per evitare che il rafforzamento di tali attività gravi esclusivamente sui Dipartimenti di Sanità pubblica". L’intesa, poi, dovrà definire "le modalità di coinvolgimento del personale convenzionato nell’esecuzione di tamponi antigenici rapidi, prevedendo che questa attività non sia limitata esclusivamente ai medici di assistenza primaria ed ai pediatri di libera scelta, ma che, attraverso accordi integrativi regionali, possa essere erogata anche da professionisti di altre aree della medicina convenzionata".