Testacoda a Maranello

Gabriella Cerami
Salvini e le Sardine a Maranello

Alle 15.30 il Carnevale a Maranello è servito. Cappellino Ferrari in testa e felpa rossa. È l’ennesimo travestimento di Matteo Salvini per impossessarsi di uno dei simboli dell’italianità per eccellenza. Sul palco cita George Orwell e Giovannino Guareschi e un attimo dopo il prosciutto e il parmigiano. L’ex titolare del Viminale non parla di programmi per l’Emilia Romagna, spinge piuttosto sull’acceleratore quando cita Bibbiano e l’inchiesta sugli affidi illeciti: “È una vergogna”. La candidata nascosta Lucia Borgonzoni per una volta si palesa vicino al suo capo e strilla: “Rivendico le mie origini cristiane, giudaiche, qui si fa il presepe e si parla italiano. Difenderemo questa Regione e l’Italia dalle enclavi straniere, non esisteranno più”. E a questo punto, nella zona stampa, ci si chiede come declinare questo messaggio, decisamente poco chiaro.

Nel frattempo, nella questura di Reggio Emilia, sta andando in scena un altro film. Protagoniste sono le Sardine, il movimento spontaneo che ha invaso l’Italia di piazza in piazza, inseguendo Salvini e rubandogli la scena. Tanto che nei giorni scorsi erano riuscite a bloccare per sé la piazza di Bibbiano, fiutando che il leader leghista avrebbe voluto chiudere lì la campagna elettorale.

Così anche oggi il dibattito è tra Salvini e le Sardine, mentre la politica finisce in testacoda. In poco tempo la campagna elettorale in Emilia Romagna si trasforma in un gioco scenico, in cui le Sardine sfidano l’ex ministro dell’Interno in quella che definiscono “una battaglia di civiltà” attorno al comune di Bibbiano e poche ore dopo riescono a riempire anche un’altra piazza a pochi metri da quella del comizio leghista.

Il dato è il seguente. A pochi minuti dalla manifestazione di Maranello, i quattro ideatori delle Sardine compaiono in diretta Facebook e, con una mossa da politica gentile, chiedono a Salvini di rinunciare alla piazza di Bibbiano così da evitare strumentalizzazioni....

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