Testimone chiave nel processo contro Assange rivela di aver fabbricato false accuse per conto del governo Usa

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Si sarebbe 'infiltrato' fin dal 2010 nell'organizzazione WikiLeaks per fabbricare false prove contro Julian Assange per conto degli Stati Uniti. E' la confessione di Sigurdur Ingi Thordarson, islandese ed ex volontario dell'organizzazione fondata da Assange, al giornale islandese "Stundin".

Testimone chiave nel caso del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro il giornalista australiano, Thordarson rivela ora di essere stato reclutato dalle autorità statunitensi: le sue dichiarazioni sono state fondamentali per costruire le accuse di cospirazione contro Assange. L'islandese in un primo tempo aveva sostenuto di aver ricevuto da WikiLealks l'incarico a compiere intrusioni informatiche e attacchi hacker contro obiettivi islandesi. Adesso invece smentisce quanto affermato in precedenza, dicendo di essersi inventato tutto.

"Thordarson ammette che Assange non gli ha mai chiesto di hackerare o accedere alle registrazioni telefoniche dei parlamentari [islandesi, ndr]" ha riferito "Stundin" sabato scorso. "La sua nuova affermazione è che aveva in effetti ricevuto alcuni file da una terza parte che sosteneva di aver registrato i parlamentari e si era offerto di condividerli con Assange senza avere alcuna idea di cosa contenessero effettivamente. Afferma di non aver mai verificato il contenuto dei file o anche se contenevano registrazioni audio come suggerito dalla sua fonte terza".

"E' la fine del caso contro Julian Assange", ha commentato Edward Snowden su twitter. La testimonianze di Thordarson sarebbe stata infatti necessaria a sostenere l'accusa di cospirazione contro Assange relativamente ai contatti avuti con Chelsea Manning. I funzionari statunitensi hanno avuto successo, tanto che nella sentenza del 4 gennaio scorso, la giudice inglese Vanessa Baraitser, ha negato l'estradizione negli Usa di Assange per ragioni umanitarie e non per la decadenza delle accuse.

Intanto il fondatore di WikiLeaks, divenuto un simbolo della libertà di stampa in tutto il mondo, ha trascorso già oltre due anni nella prigione di Belmarsh nel Regno Unito. Se venisse estradato, facendo seguito alle richieste di Washington, rischierebbe fino a 175 anni di carcere in caso di una sua dimostrata colpevolezza.

Il governo Usa lo ha incriminato in base all'Espionage Act, accusandolo di aver trafugato informazioni segrete nel 2010. Allora WikiLeaks aveva pubblicato documenti che descrivono abusi militari, compresi incrimini di guerra, compiuti dalle forze armate statunitensi in Afghanistan e Iraq.

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