Texas: leggi antiaborto, i medici possono mentire sulle malformazioni (e in Italia?)

La legge garantisce ai medici un’ampia discrezionalità sulla scelta se nascondere o meno le malformazioni o le malattie genetiche del feto. (Credits – AP)

Sta creando forti polemiche una legge approvata dal Senato del Texas e che permette ai medici di nascondere alle donne incinta le malformazioni o malattie genetiche, in modo che esse non possano scegliere l’aborto. La legge, con primo firmatario il senatore repubblicano Brandon Creighton, viene approvata in uno degli Stati dove è più forte la rappresentanza della destra religiosa ed è stata approvata con ben 25 sì e soli 9 no.

La legge garantisce ai medici un’ampia discrezionalità sulla scelta se nascondere o meno le malformazioni o le malattie genetiche del feto nel caso che pensino che i genitori possano optare per l’aborto. La legge, secondo Creighton, sarebbe nata per evitare cause contro i medici nel caso di nascita di un figlio menomato. “E’ inaccettabile che i medici possano essere penalizzati perché difendono la sacralità della vita umana. Mi spezza il cuore sapere che i tribunali hanno punito dei medici per la nascita di bambini con la sindrome Down o privi di un arto. Ogni bambino è prezioso e merita la nostra protezione” aveva detto Creighton presentando la legge.

Una legge anti-abortista che, però, si scontra con il diritto dei genitori di sapere se il feto è sano e il diritto di scelta e che ha scatenato le proteste a livello nazionale. Ma se in Texas i medici possono nascondere una malattia, in Italia in caso di malformazioni o malattie genetiche cosa dice la legge? Secondo la legge 194, articolo 4, nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

Dunque, per legge, in caso di malformazioni o malattie genetiche in Italia l’aborto è legale. Il problema, però, da noi non è tanto quello dell’informazione (i consultori e i medici sono obbligati a informare sullo stato di salute del nascituro), quando quello dell’obiezione di coscienza da parte dei medici. Infatti, secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per quanto riguarda i casi successivi al terzo mese. Il 41% degli ospedali italiani sarebbe pertanto non in conformità con quanto previsto dalla legge 194.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità