Thoeni: "Un altro anno senza sci sarebbe un disastro: a Natale perderemmo un terzo dell'incasso"

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“Se se si dovesse rimanere chiusi di nuovo sarebbe un vero disastro: un altro inverno perso, un altro anno di sofferenze per gli impianti, per gli albergatori e per tutti i paesi che vivono di turismo invernale”. A dirlo all’HuffPost è Gustav Thoeni, uno dei più grandi sciatori azzurri di tutti i tempi con in bacheca ben quattro Coppe del mondo generali conquistate negli anni Settanta, in merito al rischio che le località alpine (con in testa l’Alto Adige), flagellate dall’aumento dei contagi Covid, possano aver perso la sfida contro il tempo per invertire la corsa verso le zone gialle e arancioni e l’inevitabile chiusura degli impianti di risalita.

Thoeni, 71 anni da compiere il prossimo 28 febbraio, si fa portavoce delle preoccupazioni della categoria: l’ex campione è infatti proprietario dell’albergo di famiglia a Trafoi, località altoatesina lungo la strada che porta al passo dello Stelvio. “Ormai tanta gente è vaccinata e sugli impianti non c’è rischio contagio perché si sta all’aperto e non c’è contatto. Il problema si pone giusto alla risalita, durante quei cinque minuti in cui si sta insieme in funivia. I rischi, piuttosto, possono verificarsi nei locali al chiuso o in situazioni come le partite di calcio. Gli impiantisti hanno predisposto tutto per una riapertura in sicurezza”, dice il capostipite della ‘Valanga Azzurra’.

Proprio l’Alto Adige, terra di Thoeni, dopo il trascorso annus horribilis vorrebbe approfittare del fatto che i centri sciistici austriaci stanno registrando moltissime di disdette di turisti tedeschi per le vacanze di Natale. Berlino, infatti, sconsiglia i viaggi verso l’Austria e impone una quarantena di dieci giorni per chi rientra in Germania. Nell’area di Salisburgo l’incidenza settimanale è ormai di 1.672 casi su 100 mila abitanti, l’Alto Adige sta meglio anche se l’incidenza è ormai giunta a quota 405. Sono soprattutto le famiglie tedesche, che progettano le vacanze invernali e vogliono evitare la quarantena, a dirottare le loro preferenze verso le località italiane. L’Alto Adige, almeno per il momento, rimane zona bianca. Ma il punto interrogativo è d’obbligo e il cambio di colore potrebbe essere dietro l’angolo.

La condizione di incertezza pesa ancor di più, a circa un mese dalle festività natalizie, da sempre cruciali per l’economia del settore alberghiero. “È indubbiamente il periodo in cui si lavora di più. Non aprendo per Natale e Capodanno, l’incasso potrebbe essere di almeno un terzo in meno di tutto l’incasso invernale”, stima Gustav Thoeni.

L’ex sciatore dice di sperare “che la politica si prenda le responsabilità di lasciare aperto” e di essere preoccupato per il fatto che “se non si potesse tenere le strutture attive, lavorare e che se la gente non potesse venire in vacanza o a sciare da noi neanche quest’anno, il settore alberghiero subirebbe un contraccolpo inevitabile”.

Intanto, il presidente degli albergatori altoatesini Manfred Pinzger conferma l’arrivo delle prenotazioni, ma non la massiccia crescita di quelle dall’Austria. “Anche in Alto Adige la situazione è tesa”, fa presente aggiungendo: “Spero che gli appelli a intensificare i controlli del Green pass e di farsi finalmente vaccinare trovino ascolto. Meglio tardi che mai, così il settore turistico potrà lavorare quest’inverno”.

Ma, come dicevamo, il passo dal giallo all’arancione è breve. Lo sa bene il presidente del Trentino-Alto Adige Arno Kompatscher che, in un incontro a Roma con la ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, ha discusso delle misure anti-contagio: per piegare la curva dei contagi si ipotizza il ritorno delle mascherine all’aperto e dell’obbligo di Ffp2 sugli autobus.

Nel frattempo, Bolzano non è l’unica a impegnarsi per evitare la chiusura degli impianti di risalita in zona arancione. Lo chiedono anche le altre Regioni con centri sciistici. Lo sci - è questa l’argomentazione - è uno sport individuale all’aperto e dovrebbe essere trattato come tale. La questione attualmente è sul tavolo del Cts e in Alto Adige c’è cauto ottimismo. Osservati speciali anche i mercatini di Natale: “Valutiamo di giorno in giorno la situazione ed eventuali misure più restrittive”, conferma Kompatscher.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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